Il gioco d’azzardo patologico

Marco, è  un uomo di 41 anni affetto dal gioco d’azzardo patologico. Iniziò a giocare a poker all’età di tredici anni con i compagni di scuola e all’età di sedici, decise di creare una società per truffare i coetanei. Inutili sono stati gli sforzi per tenere sotto controllo l’attività di gioco, di ridurla o di smettere di giocare, fino a compiere azioni illegali per finanziare il gioco a rischio di perdere una relazione importante, un lavoro, un’opportunità di formazione o di carriera.

Talvolta, le condizioni della mente di Marco erano favorite durante il gioco da un reale consumo di alcolici o di altre sostanze psicoattive che alimentavano la perdita di controllo della propria condotta compulsiva senza avvertire segni di stanchezza.

L’inseguimento della perdita ovvero il desiderio di rifarsi, con il tempo è precipitata in un progressivo e sempre più vorticoso disastro economico, sociale e lavorativo che portò Marco per la sua imperturbabilità a definirsi “ il signore del tavolo verde” ma anche a sviluppare disturbi alcol-correlati complessi e tentativi di suicidio.

Il caso di Marco, evidenzia che siamo in presenza di una vittima di dipendenza da “Gioco d’Azzardo Patologico”(G.A.P.) una delle prime forme di “dipendenza senza droga” che si sta configurando negli ultimi anni come vero e proprio fenomeno in progressiva crescita con caratteristiche simili alle più note e tradizionali dipendenze da sostanze stupefacenti.

L’attenzione della psichiatria per tale fenomeno, è tardiva, solo negli anni 80, infatti il gioco d’azzardo patologico è stato riconosciuto ufficialmente dall’OMS (Organizzazine Mondiale della Sanità) come una vera e propria patologia classificata dall’Associazione Psichiatrica Americana(A.P.A) all’interno dei “disturbi del controllo degli impulsi”.

Il disturbo, si configura come un problema caratterizzato da una graduale perdita della capacità di autolimitare il proprio comportamento di gioco che finisce per assorbire, direttamente o indirettamente, sempre più tempo quotidiano, creando problemi secondari gravi che coinvolgono diverse aree della vita.

Negli ultimi anni il G.A.P ha assunto enormi proporzioni sociali ed economiche, il suo sviluppo è in parte favorito dalle crescenti possibilità di scelta tra una vasta gamma di tipologie di gioco ormai sempre più legalizzate, che riescono a rispondere alle simpatie dei giocatori con diverse propensioni e con differenti personalità. I giochi che sembrano predisporre maggiormente al rischio sono quelli che offrono maggiore vicinanza spazio-temporale tra scommessa e premio quali le slot-machines e i giochi da casinò ma anche i videopoker e il Bingo. Alcuni autori (Custer, 1982) distinguono le fasi di progressione del gioco d’azzardo patologico in cui un giocatore si può muovere sia sul versante dell’aggravamento del problema che della possibile risoluzione dello stesso. Sono state individuate diverse fasi quali: la fase vincente, caratterizzata dal gioco occasionale e da vincite iniziali che motivano a giocare in modo crescente, spesso grazie alla capacità del gioco di produrre un piacere e di alleviare tensioni e stati emotivi negativi; la fase perdente, connotata dal gioco solitario, dall’aumento del denaro investito nel gioco, dalla nascita di debiti, dalla crescita del pensiero relativo al gioco e del tempo speso a giocare; la fase di disperazione, in cui cresce ancora il tempo dedicato al gioco e l’isolamento sociale conseguente, con il degenerare dei problemi lavorativi,scolastici e familiari (divorzi, separazioni) che talvolta ha generato anche gesti disperati di tentativi di suicidio; la fase critica, in cui nasce il desiderio di aiuto, la speranza di uscire dal problema e il tentativo realistico di risolverlo attraverso il ritorno al lavoro, nonché i tentativi di ricucire debiti e problemi socio-familiari; la fase di ricostruzione, in cui cominciano a vedersi i miglioramenti nella vita familiare, nella capacità di pianificare nuovi obiettivi e nell’autostima ed infine la fase di crescita, in cui si sviluppa maggiore introspezione e un nuovo stile di vita lontano dal gioco. Le cause del G.A.P possono essere o relativi a fattori neurofisiologici, ossia allo squilibrio che si potrebbe determinare nel funzionamento del sistema dei neurotrasmettitori cerebrali atti a produrre serotonina, responsabile di un equilibrio affettivo-comportamentale che nei giocatori patologici scenderebbe sotto i livelli comuni rispetto alla media o inerenti sia l’educazione intergenerazionale ricevuta e da una tendenza a stimolare ed ipervalorizzare le possibilità di felicità legate al possesso del denaro, sia la presenza di difficoltà economiche legate allo stato di disoccupazione o fattori psicologici che talvolta sembrano più connessi alla presenza di tratti di personalità ossessiva-compulsiva, talvolta connessi al bisogno di riuscire a dimostrare un controllo sul fato e sul caso. Dal punto di vista diagnostico, il D.S.M. IV propone i seguenti criteri diagnostici per il “comportamento legato al gioco d’azzardo” in cui devono essere presenti almeno quattro dei seguenti sintomi quali: il coinvolgimento sempre crescente nel gioco d’azzardo, il bisogno di giocare somme di denaro sempre maggiori per raggiungere lo stato di eccitazione desiderato, l’irrequietezza e l’irritabilità quando si tenta di giocare meno o di smettere, infine il soggetto ricorre al gioco come fuga da problemi o come conforto all’umore disforico.

Alcuni Autori(Alonso Fernandez F., 1996, Dickerson M.,1993) hanno distinto le seguenti tipologie di giocatori: il giocatore sociale che considera il gioco come un’occasione per socializzare e divertirsi, in grado di controllare i propri impulsi distruttivi; il giocatore problematico in cui, pur non essendo presente ancora una vera e propria patologia attiva, esistono dei problemi sociali da cui sfugge; il giocatore patologico, in cui la dimensione del gioco è ribaltata in un comportamento distruttivo che è alimentato da altre problematiche psichiche ed infine il giocatore patologico impulsivo/dipendente in cui i gravi sintomi che sottolineano il rapporto patologico con il gioco d’azzardo sono talvolta più centrati sull’impulsività e altre volte sulla dipendenza.

Nel corso degli anni sono stati sviluppati diversi programmi di intervento da parte  dei Servizi per le Tossicodipendenze (Ser.T), Comunità di recupero, Associazioni nazionali ed internazionali.

Il progetto “ALEA” Servizio di prevenzione e cura per giocatori d’azzardo compulsivi e New Addiction (Chat, Internet Addiction, Shopping compulsivo etc…) è stato promosso dall’Associazione Casa Famiglia Rosetta di Caltanissetta al fine di prevenire e migliorare la qualità della vita e della salute psichica del paziente.

In ASP1 di Agrigento sono presenti i Sert ad Agrigento, Licata, Canicattì, Sciacca e Ribera.

di Antonino Iacolino – psicoterapeuta in formazione c/o il Sert  di Canicattì