Biondi: “Mi auguro per la Sinistra che si liberi della sindrome della sconfitta”

L’ex assessore comunale Settimio Biondi, ha diffuso una lettera aperta, distribuita ad assessori e consiglieri, in ordine alla nuova Giunta Zambuto, lettera aperta nella quale stigmatizza pesantemente i ritardi incredibili della sinistra agrigentina che si rifiuta di rispondere all’appello del Sindaco Zambuto.

Ecco il testo della lettera

Cari concittadini,

Agrigento sta vivendo in queste settimane giorni di insopportabile passione.

All’appello del Sindaco Zambuto di voler dare una mano per governare le vela i marinai hanno risposto chi marcando visita, chi rifugiandosi sulla coffa dell’Aventino e chi dichiarandosi passeggero e non già membro dell’equipaggio. Ma se la nave affondasse ingoierebbe tutti: passeggeri, turisti di coffa ed internati in infermeria.

E bene vero. Così permanendo le cose si potrà dire, da ora o tra venti o cento anni, che nell’anno di grazia 2010 gran parte dei partiti che operavano ad Agrigento si sono rifiutati di passare dalle parole ai fatti in favore della Città, più consoni e proni al meriggiare e al cicalare che al fare ed al provarsi.

I portavoce dei partiti continuano frattanto a rifilarci comunicati e dichiarazioni il cui lessico contiene in elevatissima percentuale la parola “politica”, l’aggettivo “politico” e l’avverbio “politicamente”: mostra parolaia di un esercizio della politica retto politicamente in maniera politica!

Il problema è di decidere quale sia la migliore forma di governo cittadino in determinate circostanze date dal presente. E’ innegabile che l’apertura di Zambuto rappresenta una forma di governo e che costituisce lo sviluppo politico naturale della formula programmatica di una Città al di sopra dei partiti con cui ha impostato, combattuto e vinto un confronto elettorale al di sopra di essi in quanto singoli, al di sopra dei “particolari”, delle clientele, delle devianze consolidate e dello sfacelo generale(anche morale). Ma non mi risulta che questo confronto sia stato combattuto contro tutti i partiti in quanto tali: i quali non erano e non sono una sola cosa, nè si erano coalizzati salutivamente contro la formula, ma venivano anzi attraversati al loro interno ed ai loro confini da perplessità interstiziali e da interessanti libertà di coscienze.

Che cosa ha fatto cambiare la lettera di quella formula? Diamine, la formula del risultato elettorale, di cui Zambuto non poteva non tenere conto, visto che l’ha provocata ed incassata. Come forma di governo, infatti, il risultato elettorale (e quindi la sua indicazione) ha ribadito una maggioranza moderata di centro e di centrodestra, retaggio dell’antico baliatico bianco, determinando nel contempo, con l’elezione di un Sindaco voluto dalle notevoli permeazioni dell’elettorato di un assai dibattuto centrodestra e dell’intera frastagliata popolazione elettorale di centrosinistra, un forte contrappeso imprescindibile dal risultato stesso: A seguito di ciò ciascun partito si è trovato ad essere al di sotto di sè stesso e si è trovato ad avere al di sopra l’intera rappresentazione politica cittadina,e cioè una nuova forma di governo comunitario, ovvero la Città tutta.

Il brevissimo tempo intercorso tra l’attesa elettorale di un dilemmatico pronostico – aut aut tra l’innovazione e la conservazione – ed il risultato mi pare che non sia stato nè realisticamente compreso nè assimilato dai partiti, compresi quelli che correvano per esso. Ed è presto comprensibile, perchè i partiti hanno le ripartenze lunghe e i loro tempi sono spesso retrogradi rispetto agli avvenimenti elettorali.

La proposta Zambuto non è configurabile come un governo di salute pubblica, che implica coassialità ed agglutinamento eccezionale, e che quindi richiede da parte dei partiti contingenti sospensioni dei loro singoli programmi, delle loro caratteristiche e delle loro configurazioni. La formula Zambuto comporta invece, a mio giudizio, una collaborazione volenterosa tra tutti nella verticalizzazione degli sforzi paralleli, e ciò per consentire alla Città il recupero di molti anni perduti e una marcata velocità di progresso risolutore. Nello stesso tempo consente, nella misura in cui la implica, che i partiti conservino le loro fisionomie, che portino avanti i loro confronti laterali, le loro propulsive differenziazioni. E’ dunque una formula che propone il passaggio dalle parole, dai progetti e dalle singole culture ai fatti, in nome e nell’interesse di quel fatto accomunante che è la Città.

Mi auguro per la Sinistra che si liberi della sindrome della sconfitta e dei sospetti nonchè di un satisfattorio sentimento di autoemarginazione, essendo opinione comune e generalizzata, e non solo qui, che essa faccia la ritrosa anche rispetto ai propri risultati. Mi auguro che 1’UDC non ristagni in una sorta di attendismo auto missionario e che l’Italia dei Valori, uscendo dalla propria ipostasi e dalla propria autarchia, possa misurarsi nel concreto dei problemi locali. Mi auguro infine che l’MPA tragga delle conclusioni di spazialità politica e di escursionismo ideale.

Uomini e donne come un Hamel, una Elisa Virone, un De Francisci, un Masone o altri sono risorse da non sacrificare contro la Città: per la dirittura, l’esperienza, la freschezza, il corrivo del fare che potrebbero allegare ed apportare.

Zambuto ha aperto ai partiti non prima di aver salvato Agrigento dalla vergogna e dalle indicibili sofferenze sociali di un dissesto comunale che si dava per certo e si riteneva inevitabile; non prima di aver dato prova di ottimi risultati, di buone iniziative e di onestà ed avvedutezza amministrativa. Per aprire, in sostanza, ha voluto dare le prove di poterlo fare e, per andare ulteriormente avanti, di doverlo fare.

Ci troviamo nel mezzo di una bolla di scirocco politico che sta provocando una spossante e trasudata stasi. Speriamo nell’arrivo di venti freschi ed utili alla navigazione. Paventiamo il rischio che una Città in panne possa provocare nei cittadini,oltre un certo limite di pazienza e di sconcerto, la tentazione di rifugiarsi nell’atavico e medicinale rimedio degli agrigentini: nel nichilismo e nell’atavica apatia che costituirebbero in ogni caso l’unico possibile strumento per conservare e differire dignitosamente le loro speranze.

In questa sciagurata ipotesi sarebbe prevedibile sin da adesso una travolgente ed esaustiva espansione del centrodestra alle prossime consultazioni elettorali.

Settimio Biondi