… A proposito di Asi

Maria Grazia Brandara
Maria Grazia Brandara

Nella vicenda ASI si riscontrano due ipotesi entrambe legittime.

Ma una è già stata sperimentata e, dai risultati conseguiti, ne deriva il generale giudizio negativo.

L’altra è tutta da sperimentare e, dopodiché, da giudicare.

Da donna da anni impegnata in politica non credo alla separazione di compiti e funzioni nell’ambito di incarichi in strutture preposte alla creazione dello sviluppo e del lavoro.

L’ASI è una di queste strutture che dovrebbe fare da incubatore allo sviluppo mentre non riesce a dare impulso, nell’ambito dell’economia industriale, ad uno spostamento positivo degli indicatori econometrici.

Da Sindaco di Naro ho aderito alle sollecitazioni che mi sono venute per la segnalazione della rappresentanza dell’Assemblea generale dell’ASI tenendo conto, soltanto, della “garanzia politica”.

La segretaria generale della CGIL, Mariella Lo Bello, ha aperto una discussione attorno all’idea di affidare la guida dell’ASI ad un imprenditore “illuminato” e che abbia come bagaglio la capacità di intessere rapporti, relazioni sociali ed un’ipotesi di sviluppo industriale ecocompatibile e concordato con gli Enti Locali.

Così come il Presidente della Camera di Commercio, Vittorio Messina, raccogliendone le motivazioni, ha invitato i Sindaci dei Comuni consorziati ad indicare rappresentanti al di là della “garanzia politica”, con un profilo personale funzionale alla missione da compiere.

Anche il Presidente della Confindustria, Giuseppe Catanzaro, è sceso in campo, da un lato apprezzando la ”provocazione” della segretario della CGIL e dall’altro stigmatizzando il comportamento dei Sindaci che, sembrerebbe, tranne poche eccezioni, non abbiano accolto l’invito del Presidente della Camera di Commercio.

Questo  lo stato delle cose.

Il Presidente Catuara ripropone lo schema che lo ha condotto alla sua elezione ricandidandosi se, nell’Assemblea, la maggioranza glielo chiederà.

Se i soggetti interessati intendessero guardare al bisogno di ricerca di nuove scelte che questa provincia ha, al di là delle persone, bisognerebbe togliere ogni alibi all’imprenditoria agrigentina che ha il dovere di dire, anticipatamente, se candida un suo uomo o una sua donna e per quale programma da realizzare.

Dopodiché il confronto sarebbe non sul terreno di uno scontro tra un rappresentante della politica o dell’impresa ma tra programmi ed obiettivi che abbiano al centro lo sviluppo ed il lavoro.

Tutto il resto è difesa corporativa di interessi utili a se stessi ma sterili di risultati così come si è visto.