Naro. Restaurato il quadro del ‘600 scomparso e ritrovato

il quadroE’ un dipinto ad olio su tela, di  dimensioni medio-grandi (ml. 2,30 x 1,50) e risale al 1603. Raffigura Antonino Lucchesi, barone della Grazia, di Damsa e Camastra, appartenente ad una delle famiglie nobili più importanti d’Italia.

Il dipinto era scomparso negli anni settanta ed è stato rinvenuto in uno scantinato del Comune un paio d’anni fa. Adesso è stato restaurato a cura della Soprintendenza ai Beni Culturali ed è stato riconsegnato al Comune.

Temporaneamente è depositato in biblioteca, successivamente, adornerà la sala di rappresentanza del Palazzo di Città che ha sede nel vecchio convento francescano.

L’autore è ignoto. Qualcuno ha anche ipotizzato che potrebbe provenire dal Caravaggio (1573 – 1610) che soggiornò in Sicilia e per più di un mese dimorò a Licata, dove oggi molti gli attribuiscono la paternità del quadro “San Girolamo nella fossa dei leoni”, custodito sull’altare maggiore della chiesetta di San Girolamo. Ma è più probabile che il ritratto del barone Lucchesi sia stato realizzato dal pittore Pietro D’Asaro (1579 – 1647) , detto il Monocolo di Racalmuto, al quale lo stile della tela narese è più facilmente accostabile.

L’opera di restauro è stata egregiamente effettuata da Giovanni Galvagna ed i suoi collaboratori, tra cui Mario Longo, sotto la direzione degli architetti Calogero Licata e Giacomo Lipari della Soprintendenza di Agrigento, diretta da Gabriella Costantino.

Alla cerimonia di consegna hanno partecipato il Sindaco Pippo Morello, gli architetti Licata e Lipari  per la Soprintendenza ed i restauratori.

“Abbiamo recuperato una preziosa opera d’arte che è testimonianza di un’ epoca importante della storia della nostra Città, dove molte famiglie nobili hanno avuto dimora ed in particolare i Gaetani e i Lucchesi cui appartiene il personaggio del ritratto ad olio su tela.

Il dipinto risale al 1603, ma successivamente ha avuto ritocchi ed aggiunte” dice il sindaco Giuseppe Morello.

“Oggi viene restituito alla comunità locale. Abbellirà la sala di rappresentanza del Palazzo di Città che di tanto in tanto aprirà i battenti al pubblico per consentire la fruizione della tela di 400 anni fa, unitamente alle altre pregevoli opere d’arte custodite nella biblioteca Feliciana che si trova nei vani terrani dello stesso palazzo di città”.

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