“Una giornata senza di noi”, l’adesione del Kunta Kinte Project

Ad Agrigento, così come in tante altre città d’Italia, si darà vita ad una iniziativa simbolica che vuole esaltare e promuovere i valori della solidarietà, dell’accoglienza, della fratellanza e della integrazione mediante un momento di sensibilizzazione e di comunione che, nella nostra città, troverà realizzazione nel tardo pomeriggio di oggi, a partire dalle ore 19:00, a Porta di Ponte.

Sarà, a tutti gli effetti, una protesta pacifica, a tratti anche festosa, che vedrà uniti gli agrigentini a tutti quegli immigrati, di varie nazionalità, che stabilmente o anche solo di passaggio si trovano a vivere nella nostra città e rispetto ai quali è necessario far cadere ogni diffidenza, ogni preconcetto ed ogni pregiudizio.

Durante questo happening contro ogni forma di razzismo saranno proiettati video-documentari, saranno letti documenti, poesie, si darà spazio alle testimonianze degli immigrati come pure dei rappresentati di quelle associazioni che si occupano quotidianamente di queste rilevanti tematiche. Un nastrino di colore giallo, distribuito dagli organizzatori, contraddistinguerà tutti coloro che vorranno aderire all’iniziativa che prevede anche uno “sciopero dei consumi” a sfondo solidale.

“E’ triste e preoccupante sapere che in Italia il 40% dei giovani si dice indisponibile rispetto ai processi di integrazione, con punte del 20% di vera e propria xenofobia, cioè di rifiuto dell’altro e di accettazione del ricorso a metodi violenti per scacciare gli stranieri dal nostro Paese” afferma Claudia Casa. “Proprio per questo, noi del Kunta Kinte Project, questa sera a Porta di Ponte distribuiremo un volantino che riporta una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano risalente al 1912 in cui si ritrovano tutti questi sentimenti negativi verso gli immigrati, in quel caso però rivolti proprio contro i nostri connazionali che giungevano in America, ed in particolare contro gli italiani del Sud, disprezzati, discriminati e rifiutati dalla società americana di quel tempo. Tutto questo bisogna raccontarlo soprattutto ai nostri giovani, ma in generale a tutti coloro che riescono a vedere nello straniero solo un pericolo e non, invece, una risorsa, trascurando del tutto il fatto che oggi, dal lavoro degli immigrati,  dipende il 10% del nostro PIL”.