Un Convegno di Studi sul tema “Antonio Russello e La grande sete”

convegno_antonio_russelloVenerdì 5 marzo, alle ore 17.00, presso il Museo Archeologico Regionale di Agrigento, avrà luogo un Convegno di Studi sul tema “Antonio Russello e La grande sete” dedicato allo scrittore siculo-veneto Antonio Russello, nato a Favara nel 1921, il quale rappresenta uno dei maggiori autori italiani del secondo novecento anche se in passato non ha avuto grande fortuna editoriale.

L’iniziativa scaturisce anche  dalla rivalutazione delle opere dello scrittore da parte della casa Editrice Santi Quaranta la quale ha pensato di rendergli onore pubblicando ben sette dei suoi testi. La manifestazione sarà introdotta con i saluti del Prof. Giuseppe Castellana, Direttore del predetto Museo Archeologico Regionale,  dell’Avv. Marco Zambuto, Sindaco di Agrigento, del Prof. Eugenio D’Orsi, Presidente della Provincia Regionale di Agrigento, di Luca Gargano, Presidente del Consiglio Comunale di Favara e dell’Onorevole Nino Bosco, Deputato Regionale. Seguiranno gli interventi del prof. Rosario Manganella, Presidente del Centro Studi Antonio Russello e dell’Avv. Antonio Russello, Sindaco di Favara. Relazioneranno il Prof. Calogero Sorce, componente del centro Studi Antonio Russello, il Dott. Alessandro Russello, Presidente Onorario del Centro Studi Antonio Russello e il Prof. Gaspare Agnello, Direttore del Centro Studi Antonio Russello. Nell’ambito della serata interverrà, altresì, la Prof.ssa Mariella Palleva, Assessore alla Cultura presso il Comune di Castelfranco Veneto, collega di insegnamento di Antonio Russello, la quale ha spesso recitato le sue opere teatrali ed ha organizzato in suo onore una mostra sul Giorgione ancora visitabile. Nel corso dell’evento avranno luogo interventi artistico-musicali che vedranno impegnati nella lettura Giusy Carreca e al pianoforte il Maestro Edoardo Savatteri.

“La grande sete”, che l’autore pubblicò nel 1961 con la casa editrice Rebellato e che scrisse in occasione dell’uccisione del Commissario Cataldo Tandoj, è un romanzo immaginoso e materico, toccato da una lingua ineguagliabile e piana, intriso di tutti i succhi e i colori della nostra isola.

Le tematiche affrontate all’interno del libro, che potrebbe essere accostato quasi al genere dei gialli, mostrano la predilezione dell’autore favarese per argomenti che si sviluppano sullo sfondo di una Sicilia atavica e fuori dal tempo, dove l’unica forma di legislazione vigente è quella che vede perennemente trionfare i più forti.  Tra i luoghi di ambientazione s’innalza ad archetipo folgorante e visibile la Valle dei Templi che rappresenta il contesto in cui sboccia l’amore tra la deliziosa Maria Gloria e don Mimì. L’opera ha un’incandescenza linguistica che si sviluppa pienamente, soprattutto nelle ultime pagine, nel ritmo intrigante del thriller: il commissario viene abbattuto da mano mafiosa, quasi con trepidazione, davanti a Maria Gloria e Don Mimì. L’epilogo è forte e alto come il coro di una tragedia greca, ma gli interni sono permeati da “teatralità e gestualità” tutte siciliane.   Un capolavoro della letteratura italiana dimenticata, un piccolo gioiello della narrativa che ha conosciuto tempi difficili ma che oggi si auspica possa ottenere i giusti riconoscimenti negatigli in passato, all’insegna della riscoperta di quegli autori che, come Russello, rappresentano per noi contemporanei una sfida lanciata al modo tradizionale di fare letteratura.