Via Duomo, tra proteste e preghiere

san_gerlando_protesteChissà cosa avrà pensato monsignor Lahham, vescovo di Tunisi, passando la via Duomo per andare a celebrare il solenne pontificale per San Gerlando.

Forse non si sarà reso conto di aver attraversato quel Mediterraneo che “oggi più che mai deve unire e non più dividere” come ha detto Monsignor Montenegro leggendo il messaggio di benvenuto al prelato africano.

Le strade del centro storico “arabo” di Agrigento gli saranno sembrate molto familiari, se non fosse stato per le scritte in italiano che campeggiavano sui lenzuoli posti su numerosi balconi che si affacciano sulla via Duomo.

Erano parole di protesta, di sdegno, di una comunità che non vuole rassegnarsi e chiede con forza urgenti provvedimenti per salvaguardare la propria incolumità. Niente di più.

Una ventina di persone sono scese in piazza “armate” di cartelli e parole.

“Ci troviamo in una situazione drammatica in questo quartiere”, ci dice Carmelo Terrasi che risiede in via Duomo. “Primo perché non abbiamo una via di fuga, l’unica via di accesso e di uscita è questa” ci dice indicando la via Duomo, appunto. “I tecnici avrebbero individuato una via di fuga che a nostro avviso non è idonea. Dicono che utilizzeranno la discesa Seminario, una strada troppo stretta che in caso di emergenza non permetterebbe il passaggio di mezzi pesanti che dovrebbero intervenire.

Sulla via Duomo insiste inoltre il muro di fronte la salita Itria che è cadente, e non lo diciamo noi, lo hanno detto i Vigili del Fuoco che sono intervenuti giorno 14 febbraio. Noi non chiediamo la messa in sicurezza, ma l’abbattimento”.

La preoccupazione dei residenti nasce anche dai metodi di messa in sicurezza che si stanno approntando. “Agganciare il muro pericolante al resto della struttura totalmente fatiscente, non fa altro che accrescere i rischi di un eventuale crollo” prosegue Carmelo Terrasi.

“Per i vigili del fuoco la strada andrebbe chiusa e la palazzina di fronte va evacuata. Ma questo non è successo anzi – prosegue – il comune ha realizzato una transenna vicino al muro facendo deviare il traffico verso la discesa Itria al termine della quale insiste il palazzo Lo Jacono, pericolante anch’esso: quindi si va da un pericolo all’altro.”

L’esasperazione comincia a montare, i residenti si vedono abbandonati da tutti, chiedono interventi urgenti e minacciano altre forme di protesta civile.

“Si gioca a scaricabarile – dice un giovane – dal Comune alla Soprintendenza, alla Protezione Civile e nessuno prende un’iniziativa”.

I cittadini puntano il dito verso il Sindaco Marco Zambuto, che poco prima della funzione in cattedrale, si è fermato a sentire le ragioni dei residenti ed avrebbe garantito una risposta nel giro di pochissimo tempo.

“E’ vero che si tratta di un monumento, ma prima delle bellezze artistiche e architettoniche, viene l’incolumità dei cittadini, e lui questo non lo sta facendo. Mancano i soldi? Li vada a reperire per queste esigenze prima di ritrovarci come a Favara. Se ha bisogno di un aiuto da parte dei cittadini siamo pronti a metterci in campo, ma ognuno deve prendersi le proprie responsabilità”.

Si sentono soli, i residenti. “Qui non abita nessun politico, per questo siamo dimenticati”. “L’unico dovere che abbiamo – tuona un anziano munito di cartello anche lui – è quello di pagare le tasse. Poi basta più, nessun diritto”.

Il “monumento” in questione, secondo quanto appreso dagli stessi residenti, sarebbe dovuto divenire un piccolo albergo e sarebbero stati anche assegnati dei fondi regionali. Ma il “no” della Soprintendenza avrebbe bloccato tutto e fatto perdere i finanziamenti.

E in attesa delle risposte del primo cittadino, ai “protestanti” non resta che pregare il loro Santo con la preghiera più classica: “San Giurlannu senza dannu”.

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