Ma ai pendolari “sfigati” di Trenitalia chi ci pensa?

stazione-agrigento

Riceviamo e pubblichiamo

Caro Presidente,

pur non condividendo il merito della Sua eclatante protesta contro una decisione che a noi appare, invero, la più coerente, conducente ed inevitabile rispetto ad una “ipotesi” – quella della realizzazione dell’aeroporto – attorno alla quale sono certamente “decollate” verso “dorati” approdi splendide carriere politiche e si è consolidato il patrimonio personale di qualche buon uomo “di fiducia”, ma che non ha mai convinto sotto il profilo della economicità e della reale utilità per il nostro territorio, riteniamo che Lei vada comunque plaudito per avere scelto un metodo di protesta tanto forte quanto inusuale, soprattutto dalle nostre parti, per far valere le Sue ragioni.

Ci chiediamo e Le chiediamo, però, come mai un impegno ed un’attenzione di tali proporzioni e di cotanta evidenza pubblica da parte di una Istituzione come quella da Lei rappresentata, anziché premiare una “ipotesi” di assai dubbia fattibilità come l’aeroporto, non siano stati dedicati per porre adeguato argine e rimedio ad un disagio tutt’altro che ipotetico e che ormai da mesi viene subito dalle centinaia e centinaia di pendolari agrigentini (in prevalenza lavoratori e studenti, ma non solo) utilizzatori del treno. Usciamo dalla “filosofia” ed andiamo sulla pratica, raccontando un’esperienza vissuta personalmente, in presa diretta, nel pomeriggio di ieri, martedì 23 febbraio.

Siamo a Palermo per motivi di lavoro e, dovendo scegliere con quale mezzo rientrare ad Agrigento, optiamo per il treno. Ci muniamo del biglietto allo sportello di Trenitalia, ci rechiamo al binario con abbondante anticipo e alle 16:38, puntuali, siamo in viaggio. Tutto sembra procedere per il meglio, fiduciosi avvisiamo le nostre famiglie che saremo a casa per tempo. Non abbiamo fatto però i conti con un imprevisto … che, invero, tanto imprevisto non è: giunti vicino a Termini Imprese il controllore informa disinvoltamente i viaggiatori diretti ad Agrigento che a Roccapalumba si scende per usufruire del trasporto sostitutivo in pullman. Protestiamo: perché nessuno in stazione a Palermo ci ha avvisati, perché non ci è stata data la possibilità di conoscere in anticipo le modalità del viaggio e, a quel punto, di optare per l’autobus di linea che raggiunge Agrigento in minor tempo del pullman sostitutivo che deve fare tutte le fermate previste per il treno? Il controllore abbozza: la colpa è nostra perché siamo viaggiatori distratti e disinformati, dell’interruzione sulla strada ferrata da Agrigento a Palermo lo sanno tutti e importa poco il fatto che siamo utilizzatori una tantum, peggio per noi che non siamo pendolari molto spessum!!!

Infastiditi e rassegnati a Roccapalumba scendiamo dal nostro treno e saliamo sul pullman sostitutivo. Ben presto, però, quel fastidioso imprevisto si trasforma in una “opportunità”, diventa un vero e proprio “viaggio d’istruzione” che ci permette di venire a conoscenza di una realtà, quella dei pendolari quotidiani, degna di un paese del Quarto Mondo. Veniamo infatti eruditi dai nostri compagni di “sventura” sulla soppressione operata da Trenitalia, da dicembre 2009, di diversi treni regionali in partenza da Agrigento verso Palermo, ci raccontano delle levatacce alle 4:00 di ogni mattino per raggiungere il posto di lavoro ad un orario decente e non rischiare il licenziamento, ci spiegano dei disagi conseguenti alle frane che hanno interrotto il tratto di ferrovia nei pressi di Cammarata, dei pullman sostitutivi che spesso e volentieri si fanno attendere anche per ore e che quando arrivano non sono sufficienti a contenere tutti i passeggeri scesi dal treno. Ci raccontano delle condizioni disumane in cui i passeggeri sono costretti a viaggiare soprattutto il venerdì, quando da Palermo e provincia, oltre ai lavoratori pendolari, rientrano gli studenti universitari: vagoni strapieni, gente seduta anche sui gradini, tanti in piedi. Narrano con rabbia dei tanti malati di tumore utilizzatori obbligati del treno per raggiungere la clinica di Bagheria e sottoporsi alle sedute di chemioterapia, con il viaggio che diventa un vero dramma nel dramma.

Increduli ascoltiamo e prendiamo nota. Poi si arriva nei pressi di Acquaviva-Casteltermini, vediamo le luci della stazione a qualche centinaio di metri, il pullman prova a raggiungerla ma, dopo vari tentativi andati a vuoto per la strada dissestata, l’autista decide di desistere: chi deve scendere scenda, in aperta campagna, al buio totale. Ci guardiamo interdetti e chiediamo: “E quelli che alla stazione di Acquaviva-Casteltermini sono in attesa del treno o del pullman sostitutivo per raggiungere Agrigento”? Per loro, ci spiegano, non c’è speranza, si dovranno arrangiare in altro modo. Questo, più che un viaggio, è un corso di sopravvivenza a tutti gli effetti, altro che Isola dei famosi!!!

Alle 19:40, finalmente, siamo ad Agrigento. I nostri compagni di viaggio ci salutano, mentre loro si danno appuntamento a tra qualche ora (perché domani, alle 4:00, si riparte verso l’ignoto …), noi ancora increduli ci avviamo verso casa mentre l’altoparlante della stazione centrale annuncia: “Si informano i signori viaggiatori che il treno regionale da Agrigento per Palermo delle ore 19:45 (o giù di lì) è stato soppresso, il pullman sostitutivo è in partenza dal piazzale davanti la stazione…”.

Caro Presidente, se un ipotetico aeroporto che non esiste e non si farà mai merita una tenda, a favore delle “vittime” quotidiane di Trenitalia come minimo bisogna realizzare un bell’accampamento! E in questo caso sì che ci vedrà accanto a Lei, convinti del metodo ma ancora di più del merito di questa battaglia per una giusta e sacrosanta causa!!!

Agrigento, 24 febbraio 2010

Claudia Casa e Marco Interlandi

(viaggiatori “sfigati” Trenitalia per un giorno, per fortuna…)