Chi non vuole l’aeroporto?

Se leggessimo in chiave manzoniana la vicenda dell’aeroporto di Agrigento troveremmo sicuramente spunti interessanti  anche sotto il profilo politico.
Chiederci chi recita in questa vicenda la parte di Don Rodrigo che ordina “questo aeroporto non s’ha da fare” o quella del povero Don Abbondio, per citare solo alcune figure manzoniane, ci aiuterebbe a capire molto di più di tante analisi politologiche o di tante chiacchiere medianiche.
Ma torniamo alla cruda realtà dei fatti.
E’da vari decenni che alcune lobby si danno il turno a speculare sul progetto di un aeroporto per la provincia di Agrigento.
Si sono spese considerevoli somme per progetti irrealizzabili,si è fatto un po’ di baccano mediatico,si sono spenti i riflettori e tutto è finito lì.

Punto e a capo.
Ma il problema rimane insoluto.
Ma perché, ci chiediamo,una provincia con un vasto bacino d’utenza come la nostra,una città capoluogo con la Valle dei Templi patrimonio dell’Unesco, e non è poco, una provincia che ha 150km di costa e magnifiche spiagge da invidiare,rimane priva del suo principale volano economico?
L’aeroporto costituisce, da sempre,per tutte le realtà territoriali una imprescindibile opera infrastrutturale per dare maggiore impulso alle economie locali e renderle sempre più competitive sul mercato.

E perché non per la nostra?
Quali cause ostative lo impediscono?
Quali Don Rodrigo si mettono di traverso per impedirne la realizzazione?

Capire ciò significa partire con il piede giusto.
Realizzare un aeroporto nella provincia di Agrigento significa prefigurare scenari economici più avanzati, consolidare nuove opportunità occupazionali, aprire nuovi sbocchi di mercato ai soggetti produttivi che operano nella nostra provincia, liberarli dal giogo dei ricatti della politica e della delinquenza organizzata, dal sottosviluppo e dal parassitismo.
Ma ancora una volta assistiamo al prevalere della prepotenza dei Don Rodrigo sulla paura dei tanti Don Abbondio nostrani.
Cosicché tutto rimane immobile, avvolto in un tragico silenzio surreale, il silenzio di una Sicilia che giace “stramazzata” per terra , da secoli, ammazzata dalla lupara dei suoi stessi paladini senza onore.
Ed è in questo sconfortante scenario che bisogna riscoprire un concetto nuovo di popolo che sa alzare la testa, trovando in sé le energie necessarie per affrancarsi dal sottosviluppo morale e materiale e a non abbassarla davanti ai prepotenti di ogni risma e natura.

Se non saremo capaci di fare questo, saremo un popolo senza pane e senza dignità.

Emanuele Pace
Componente del direttivo provinciale CGIL