Favara, il parere di Luigi Sferrazza sulla crisi politica

municipio_favara1Ho appreso dell’ennesimo rinvio della tanto annunciata giunta organica di Centro destra.
Speravo che non finisse così: tante volte in Consiglio Comunale da consigliere di opposizione ho espresso la speranza fosse restituita alla città un’amministrazione nella pienezza delle sue funzioni, e che fossero ben  distinti i ruoli di maggioranza e un’opposizione.

Sinceramente l’ho sperato ma non l’ho mai creduto; e l’ho anche detto al Sindaco in un Consiglio Comunale dei primi di dicembre, quando sembrava che si fosse alla vigilia del varo della nuova giunta.
I fatti e le cose, infatti, mi hanno sempre indotto a pensare che il quadro politico del centro destra che si era frantumato e disarticolato dopo un anno dalle elezioni, non poteva essere riaggiustato e ricomposto con la ‘sputazza’ (mi si perdoni il ricorso all’immagine popolana).

Non sono stato a conoscenza di elementi (e credo che non esistano) che potevano fare pensare ad una ricomposizione sostanziale della litigiosità e ad un superamento della mancanza di comunicazione delle diverse componenti del centrodestra .Anzi, guardando al panorama della politica Regionale e anche di quella nazionale ho avuto sempre chiaro  che quella incomprensione e litigiosità si fosse fortemente accentuata.

Ricordo che la crisi è stata formalmente aperta dal sindaco in consiglio Comunale  nei primi giorni del mese di ottobre 2009, dopo uno stimolante intervento di Don Diego acquisto che alla fine di settembre sollecitava il sindaco a “procedere eventualmente subito ad un rimpasto della sua giunta collegandosi soprattutto con i partiti che hanno condiviso il suo programma elettorale. Ponendo davvero il bene della città al di sopra di tutto – osservava don Acquisto – non dovrebbe essere eccessivamente difficile”.

Così non è stato e non avrebbe potuto essere. Ed essersi crogiolati per ben 5 mesi nel tentativo di ricomporre l’impossibile col supporto teorico e morale di autorevoli osservatori (che oggi si strappano le vesti e gridano allo scandalo) è stato un gravissimo errore politico.
Il fatto poi che quel tentativo sia stato continuato dopo che a Favara si è consumata la tragedia che ha ferito e prostrato la nostra comunità mettendo a nudo una grave emergenza cittadina, quel gravissimo errore si è trasformato in colpevole cecità politica.

Ho avuto modo di dire subito all’indomani della tragedia che in questa nostra città dopo il 23 gennaio nulla è più come prima,  e che, se mi preoccupa  la vergogna per la città che è stata sbandierata e diffusa su tutti i mass media,  ancora di più mi preoccupa la separazione e la distanza tra la città e le sue istituzioni tra il popolo e i suoi amministratori che questa tragedia ha così drammaticamente messo in risalto.

Il Sindaco Russello invece ha continuato a percorrere le strade dell’ordinaria amministrazione non solo per dare soluzione alla crisi politica, ma, quel che è ancora più grave, affrontando i problemi legati alla sicurezza del centro storico e della città dando semplicemente corso a precedenti avvisi non ottemperati di demolizione ed emettendo nuove ordinanze con i poteri ordinari.

Non si è capito che una situazione di emergenza andava affrontata con decisioni di emergenza e con il coinvolgimento formale ed istituzionale di tutti i soggetti responsabili delle istituzioni.

Ho sempre sostenuto che la tragedia di Favara ha ragioni vecchie e complesse e che si compie ora, all’inizio di questo 2010 in un ambiente  povero e  tocca due bambine che appartengono ad un ambiente sociale  che questa città, da diverse generazioni, ha cercato di emarginare e ghettizzare.
Ma è inutile negare che questa tragedia trova anche le sue ragioni in un governo distratto e disattento del territorio in cui l’abusivismo si è diffuso in maniera straripante  provocando l’incuria e l’abbandono del centro storico.
Davanti alla tragedia che si è compiuta, e al disorientamento dei nostri cittadini i responsabili delle istituzioni avremmo dovuto avere la capacità e il coraggio di assumere sulle nostre spalle le responsabilità del degrado sociale e del degrado fisico della struttura urbana del nostro territorio che si sono consumati nel corso di diverse generazioni e chiedere scusa per le accentuate divisioni e ghettizzazioni sociali ,per la disattenzione verso i poveri e gli emarginati, per il cattivo governo del territorio, per servizi sociali e servizi pubblici distanti dai tempi e dai bisogni quotidiani dei cittadini.

Chiedere scusa suppone la volontà di cambiare. Oggi quella volontà,se c’è, deve farsi strada: che fare? E’ inutile piangersi addosso: oggi è l’ora di agire, di operare per creare una inversione di marcia.

Occorre innanzitutto un nuovo patto sociale tra soggetti istituzionali e associazioni e gruppi della comunità ecclesiali e singoli cittadini per dare vita ad un organico lavoro di contrasto alle forme di emarginazione ed esclusione sociale e di nuova coesione sociale.

Tutto ciò richiede impiego di intelligenze ma anche di risorse, richiede una forte capacità di decisioni efficaci e condivise: e per questo è necessaria una autorevole guida politica rappresentativa e riconosciuta capace di unire le forse migliori ed avviare un percorso condiviso di coesione sociale.

Ci sono poi le scelte sulla messa in sicurezza ma anche di recupero e riuso dell’ingente patrimonio in buona parte obsoleto e fatiscente del Centro storico. La messa in sicurezza di un organismo così complesso ed esteso come il centro storico di Favara, ha bisogno di un piano e di un progetto che adesso non c’è; ed anche questo ha bisogno di forte coesione sociale e determinazione politica.

Ma torniamo al punto di partenza, la crisi politica: che fare di fronte all’ennesimo fallimento di dare vita ad una giunta organica di centro destra?

A mio parere di fronte alle macerie della città non c’è più tempo per pensare a difficili o possibili recuperi di quadri politici deteriorati e forse irrimediabilmente compromessi: la grave situazione di Favara suggerisce solo di chiamare alla responsabilità tutte le forze presenti in consiglio comunale e di dare vita ad una giunta di emergenza.

Se non c’è spazio nella volontà della politica per un coinvolgimento attivo di tutti per superare l’emergenza è inutile perdere altro tempo: sindaco e consiglio comunale tutti a casa. Certamente gli interrogativi che si poneva don Diego Acquisto nell’intervento che ho sopra richiamato relativamente ad una interruzione della legislatura restano tutti validi e pressanti e ancora più gravi oggi.

Per questo  ritengo  che l’interruzione della legislatura costituisca il fallimento definitivo da evitare

Il 23 febbraio un gruppo di cittadini invita a partecipare al FAVARA DAY con lo slogan uniti per la speranza uliti per cambiare.
Credo che la politica e le istituzioni non debbano mancare. Magari in silenzio ma per testimoniare la voglia di cambiare.

Luigi Sferrazza