La sagra “paesana” del Mandorlo in Fiore

sagra_bamb6Caro direttore,

la sagra del mandorlo è entrata nel vivo con l’accensione del Tripode, e stasera è entrata anche nel cuore della gente con la fiaccolata che si è snodata tra le vie cittadine, in mezzo alla persone.

Ma le fiaccole non daranno quella luce di speranza che molti, tra cui gli organizzatori e i semplici cittadini come me, si aspettano, nella buona riuscita della manifestazione, anzi accenderanno gli animi di chi, nella sagra, non ha creduto mai: detrattori che screditeranno a prescindere, nella buona e nella cattiva sorte, col maltempo e col tempo buono, con la buona o con la scarsa qualità dei gruppi partecipanti al festival del folklore.

Ma questi, i detrattori, ci saranno sempre, forse anche per colpa dell’organizzazione: da anni si cerca di rendere al sagra, una manifestazione sempre più di portata nazionale o internazionale, con i vari spot televisivi sulle reti nazionali o i vari cartelloni pubblicitari affissi nei vari aeroporti italiani per richiamare tante più persone nella nostra città.

Ma la domanda è: come si pubblicizza una manifestazione di tale portata se poi non si hanno le risorse per realizzare le tante idee e i progetti che poi si vogliono portare al concreto?

I vari enti, è risaputo, non possono o non vogliono sganciare un centesimo, i pochi soldi a disposizione si spendono per rendere piacevole la permanenza ai vari gruppi negli alberghi cittadini, quando nei vari festivals sparsi in giro per il mondo i gruppi alloggiano nelle scuole o nei campus universitari e mangiano nelle mense scolastiche e i vari soldi per il perfetto funzionamento delle varie manifestazioni arrivano da sponsor privati che si curano di tutto, dal vitto e all’alloggio dei gruppi e degli accompagnatori, alla pubblicità ecc. (questo il direttore artistico della Sagra, il dott. Cantone, lo saprà visto che lui è presidente di un gruppo folkloristico), o magari a invitare illustri personaggi che col folklore non hanno mai avuto niente a che fare.

Allora perchè non riportare la manifestazione alle sue origini? Cioè perché non riportarla a quello che per gli organizzatori dell’epoca, 65 o più anni fa, doveva essere, una SAGRA di paese?

Tanto, credo,  alla fine a nessuno gioverà la buona o la cattiva riuscita dell’evento SAGRA: nè ai vari commercianti che si aspettano orde di gente per i vari acquisti nè ai ristoratori che si vedranno le sale piene di affamati, nè i tour operator che, visto la scarsità di margini di tempo faticano a organizzare viaggi. Gli unici che avranno qualche entrata saranno gli albergatori, ma solo per quello che si è detto, grazie alle delegazioni di 25-35 persone di ogni gruppo folkloristico alloggiate nei vari hotel di Agrigento.

Alle persone piace il carattere popolare della Sagra: i vari passaggi e i vari spettacoli per le vie cittadine dei gruppi, il corteo storico, i carretti siciliani, le degustazioni (chi non ricorda il Mandorlag, gelati, dolci, ecc, tutto a base di mandorla?).

Grandissimi gli sforzi dei vari direttori artistici succedutisi nei vari anni: Zard con Gianni Minà (!!!) Bellomo, per ricordarne qualcuno. E non credo che l’attuale direttore artistico verrà ricordato per la magnificenza dello sforzo organizzativo.

Tanto alla fine, come tutti hanno fatto in passato, si auto-proclameranno  paladini della buona riuscita della manifestazione con la promessa che già al lunedì successivo alla fine della Sagra staranno già lavorando per l’organizzazione della successiva Sagra del Mandorlo in fiore.

Buon Mandorlo a tutti

Giuseppe Alaimo

Caro Giuseppe,

credo che il tuo sfogo sia più che giustificato e ritengo che possa essere tranquillamente sottoscritto da chiunque ami questa città e ami l’unico evento positivo che, nella buona e nella cattiva sorte, proietta l’immagine di Agrigento nel mondo.

A mio avviso, ciò su cui ci si deve interrogare sin dal giorno successivo alla fine di questa edizione, è se la Sagra si dovrà continuare a fare oppure no.

Se si deciderà di farla, allora è bene che si stabilisca anche chi la deve organizzare, e cioè quali enti devono partecipare e soprattutto quanti soldini devono metterci.

Perché un conto è aspettare il 15 di gennaio per sapere che ci sono 500 mila euro (butto lì una somma) per organizzare la sagra, per poi ritrovarsi con la metà della somma, un conto è sapere che soldi non ce ne sono e quindi si può provare ad organizzare una sagra paesana. O annullarla del tutto.

Non possono dirci che possiamo tranquillamente comprare una Ferrari perché i soldi per la benzina ci sono, per poi ritrovarci senza soldi per compare l’olio del motore (mi sembrano parole già sentite in passato, mah).

Quest’anno, nonostante le tantissime spallate che la Sagra ha subito per essere buttata giù (non possiamo metterci una fetta di prosciutto davanti gli occhi), si è riusciti, in una maniera o in un’altra ad organizzarla e, probabilmente, nella migliore maniera possibile.

Ritengo inutili le critiche gratuite (e naturalmente sempre anonime) che piovono copiose sugli organizzatori.

Non possiamo negare “lo sforzo organizzativo”, come lo chiami tu, ma non possiamo neanche immaginare che chiunque si fosse trovato in questa situazione con le risorse a disposizione avrebbe potuto fare di meglio (il tutto in meno di un mese).

Intanto proviamo a gustarla questa Sagra, senza preconcetti e senza azzardare paragoni con il passato, soprattutto quello più remoto quando le somme a disposizione erano di ben altra entità.

E non preoccupiamoci più di tanto. Il 22 febbraio, il presidente della Provincia ed il sindaco, terranno a battesimo l’ente che dovrà organizzare la sagra del prossimo anno (lo ha detto D’Orsi il giorno della presentazione della 65^ edizione).

L’Ente che valuterà se chiedere aiuto ai privati, in modo da gravare il meno possibile sulle risorse pubbliche da destinare alla soluzione di problemi ben più gravi, e magari valuterà anche l’eventualità di uno slittamento verso un periodo più caldo visto che le piogge ed il freddo degli ultimi anni hanno penalizzato proprio il popolo ed il popolino che non possono permettersi di pagare il biglietto per assistere agli spettacoli.

Dal 22 febbraio capiremo insomma se la Sagra morirà definitivamente, o se risorgerà dalle sue ceneri.

Buon Mandorlo anche a te.

Il Direttore

Angelo Gelo