Regione: Lombardo, rilevate irregolarita’ di gestione del Corfilac

In una lettera inviata a numerosi organi di informazione e pubblicata oggi sul quotidiano La Stampa di Torino, un gruppo di lavoratori del consorzio Corfilac di Ragusa lamenta, sostenuto da “Slow food”, una insopportabile pressione politica che mirerebbe a soffocare l’azione di “resistenza casearia” sviluppata dal 1986.

Risponde il presidente della Regione Siciliana, on. Raffaele Lombardo.

“E’ carnevale e tutti, in qualche modo, siamo predisposti a sorridere anche delle “sortite” piu’ infelici. Ma l’occasione e’ propizia per esporre alcuni elementi di assoluta serieta’”.

“Alla fine del 2009 – nel mese di dicembre – una relazione del presidente del collegio dei revisori dei conti del consorzio, ha evidenziato alcune irregolarita’ e i dati raccolti sono gia’ stati inviati alla Corte dei Conti”.

“Dagli atti esaminati emerge che alcuni soci fondatori non avrebbero versato quote sociali per oltre 300 mila euro e che altri soci siano stati ammessi nel consorzio, arrivando a votare per l’elezione degli organi di gestione, senza versare le quote dovute”.

“Il bilancio dell’ente, tra l’altro, appare gravato dal costo delle retribuzioni di 34 persone “stabilizzate” in violazione del divieto di assunzione di nuovo personale imposto a tutti gli enti pubblici con una delibera della giunta e con una legge regionale”.

“Se i conti tornano, e’ inevitabile che il consorzio viva una fase di disagio finanziario: determinata pero’ da atti di gestione che nulla hanno a che vedere con la “resistenza casearia”, con atti del governo o con la vicenda politica regionale”.

“Non nascondo che certamente il disagio finanziario e personale degli amministratori sia amplificato anche dal ritardo nei trasferimenti dell’ultima rata del contributo regionale, legata alla mancata approvazione del bilancio regionale. Ma si tratta di ben poca cosa rispetto alla responsabilita’ patrimoniale diretta che li attende, nel caso in cui le irregolarita’ siano accertate in via definitiva”.

“Ecco perche’ su questa vicenda c’e’ poco da ridere. Soprattutto perche’ si tenta, ad arte, di celare certe “leggerezze” gestionali coinvolgendo tecnici e dipendenti, o coprendosi dietro incolpevoli e apprezzate sigle della cultura e del giornalismo”.