Un viaggio istruttivo

euro-banconoteNon si tratta del grande viaggio in paesi esotici e lontani, ma di un semplice trasferimento in Piemonte durato qualche giorno nella  prima settimana di questo febbraio freddo e pungente. Quindi non ci sarà narrazione  di animali esotici o popoli vestiti in abiti sgargianti o lerci o  in costume semiadamitico.

Niente di tutto ciò. Solo banali constatazioni che mi hanno fatto riflettere su alcune stranezze che non mi sarei immaginate e su alcuni luoghi comuni, duri  a morire.
A parte la magnifica corona innevata che a nord del Piemonte protegge la regione e la rifornisce di acqua abbondante, dono munifico di madre natura, ciò che mi ha colpito è stato il confronto tra i prezzi praticati là su alcuni generi e sul trasporto pubblico con quelli praticati dalle nostre parti.
Mi ha meravigliato il fatto che, camminando lungo le strade di Torino, non quelle di periferia, ma arterie di primo ordine come Corso Giulio Cesare o Corso Vercelli, ho visto prezzi- notate al plurale, non prezzo- del pane che in provincia di Agrigento ci sogniamo.

Un kg di pane comune € 1,50, non nei panifici ma nei comuni negozi. Avendo espresso la mia meraviglia al mio  accompagnatore- che abita a Torino- per quel prezzo così basso, egli mi ha
detto che quel prezzo è piuttosto alto, perché di pane comune se ne trova anche a €1,10 e 1,20 al kg ed anche ad 1€..

Certo, mi ha detto, se uno cerca forme elaborate e pezzature mignon il prezzo sale notevolmente, fino a € 3,50 per kg.
Non ci volevo credere e il giorno seguente ho fatto un giretto da solo nel quartiere. Aveva ragione: si trovava il pane comune anche ai prezzi che mi aveva indicato. Sono rimasto di stucco e il pensiero è volato alla provincia di Agrigento dove il pane comune si trova- mi pare ovunque- a prezzi standard: € 2,40kg per le pezzature da 250gr e € 2,20 per le pezzature da ½ kg e da 1kg.
Prezzi uguali dappertutto, come le sigarette, che sono monopolio di Stato. Come se nella nostra provincia dei privati avessero deciso di fare cassa, imponendo ai consumatori un’imposta sul pane, così come fa lo Stato con le sigarette. Solo che le imposte dello Stato vanno a favore della fiscalità generale mentre nel caso del pane “l’imposta” va tutta nelle tasche dei panificatori, a tutto discapito dell’interesse generale Si badi che non si tratta di un”imposta” da niente, perché il sovrapprezzo del pane in molti casi è superiore del 50% rispetto a quello torinese.
Altra stranezza riguarda, come dicevo, il trasporto pubblico. A parte la frequenza,l’efficienza e la puntualità dei mezzi pubblici urbani mi ha colpito, ancora una volta, il prezzo pagato per il trasporto extraurbano. Trovandomi a Novara e dovendo recarmi a Borgomanero, appunto in autobus, mi ero
psicologicamente preparato a sborsare una diecina di euro, in considerazione del fatto che si trattava di un viaggio di un’ora, che il percorso era superiore ai 50 km, che al Nord il costo della vita è notevolmente maggiore rispetto al Sud e che la ditta era privata..
Salgo sul mezzo e chiedo all’autista il biglietto per Borgomanero. “Quanto pago”? “ 2 euro e 70”.
Quasi svenivo. Come! Agrigento-Raffadali, 14km, si e no 15 minuti di tempo €2,20*.Questi “imprenditori” locali dell’bus trasporto, che vivono delle risorse regionali, cioè soldi nostri, fanno pagare in proporzione oltre il 300% in più. Un furto continuato ed aggravato con la complicità dei governanti regionali che, magari per arricchire le proprie aziende, non hanno potuto fare a meno di sperperare soldi pubblici a beneficio di tanti pseudo imprenditori del pubblico trasporto. Poi ci aggiungi i miliardi sperperati per foraggiare migliaia di enti di formazione professionale che  non formano un bel niente, ma in compenso “cacano” centinaia di migliaia di voti  (ne sappiamo qualcosa a Raffadali). Discorso analogo per la sanità, settore nel quale il foraggiamento di cliniche e studi privati ha dissanguato la Regione, impoverito la sanità pubblica e causato l’introduzione di ticket sempre più salati. In compenso le lobbies dei medici, con il controllo sociale che essi possono esercitare sulla popolazione, garantiscono una miniera di voti ai loro benefattori politici
Riflettendo sull’esperienza fatta in Piemonte ho cominciato a farmi un’idea del perché la nostra provincia è ultima in Italia e la Sicilia è stata ridotta a terra di conquista di malfattori comuni, economici e finanziari. Una classe di governo corrotta, inetta, collusa con i poteri criminali ha sottratto allo sviluppo economico e civile della nostra terra miliardi di euro dirottandoli verso i centri di moltiplicazione del consenso politico ed ha privato del futuro migliaia e migliaia di persone, soprattutto giovani, ai quali non è stata offerta una vera opportunità di lavoro ed è stata costretta a prendere la via dell’esilio coatto.
E’ possibile un’inversione di tendenza? Ne dubito, considerata l’atavica indifferenza e la rassegnazione congenita dei siciliani. Però mi piacerebbe essere smentito. Qualcosa è successo nel secondo dopoguerra, ma credo che si sia trattato di un’eccezione.
Vincenzo Lombardo

*Al ritorno ho scoperto che il prezzo era stato portato a €2,40, con un aumento netto dell’8%, così, tanto per “mazziare” i poveri cornuti.