Centro storico e vie di fuga. Nota del circolo “Belushi”

Riceviamo e pubblichiamo

Le tragedie che negli ultimi mesi hanno colpito il territorio siciliano (ultima, nel tempo, quella di Favara) oltre ad evidenziare (se mai fosse necessario) lo stato di abbandono del nostro patrimonio edilizio, hanno sollecitato l’apertura di un dibattito al quale come Associazione ARCI – John Belushi intendiamo dare il nostro contributo ponendo una particolare attenzione sulla ipotesi dell’apertura di una “via di fuga” nel centro storico di Agrigento.

Non c’è dubbio che il centro storico agrigentino abbia urgente bisogno di interventi finalizzati alla sicurezza dei suoi abitanti: quello che però appare quanto meno bizzarro è però il fatto che si discuta soltanto di una piccola parte del centro storico, quella gravitante su Piazza Don Minzoni, che non è certo più degradata o più in pericolo della restante (e ben più vasta) parte del centro storico che è ugualmente e drammaticamente interessata da uno stato di precarietà degli edifici e dalla potenziale difficoltà di accesso dei mezzi di soccorso.

Ancora: temiamo che la cosiddetta “via di fuga” possa rappresentare un inaccettabile alibi per operare sventramenti nel centro storico, trasformandone irrimediabilmente il tessuto urbanistico, cancellandone definitivamente interi settori il cui assetto attuale deriva dalla stratificazione secolare di interventi antropici.

Avanziamo una proposta: in primo luogo è da porre nella dovuta attenzione, e sembra che alcuni sforzi in questo senso si stiano facendo, la questione del censimento e della messa in sicurezza degli ipogei la cui staticità comporta un’emergenza che, di fatto, riguarda tutta la Città; e ancora: se la nostra Amministrazione e le nostre Deputazioni (regionali, nazionali, europee) sono realmente in grado di far confluire verso la nostra Città somme ingenti di investimento, appare imprescindibile che questi flussi finanziari siano destinati ad un completo e non più differibile intervento di riqualificazione del centro storico di Agrigento, secondo polo (dopo la Valle dei Templi) attorno al quale far gravitare gli interessi dell’intera Città (si pensi, ad esempio, alla possibilità della costruzione di case in edilizia convenzionata)  ribaltando, così, le scellerate scelte del Piano Regolatore che prevede una ulteriore estensione della Città con un impressionante aumento delle cubature e, a fronte di ciò, il definitivo abbandono delle aree più antiche con la preclusione di qualsiasi successivo intervento di recupero.