Processo ai fiancheggiatori di Di Gati e Falsone, quattordici condanne e due assoluzioni

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Giuseppe Falsone

E’ arrivato nella tarda serata di oggi il verdetto del processo “Camaleonte” in cui erano imputati sedici presunti affiliati a Cosa Nostra. Confermate le condanne per il boss Cesare Calogero Lombardozzi (15 anni) e Giovanni Giuseppe Motisi (12 anni) così come le assoluzioni per i favaresi Salvatore Sorce e Giovanni Morreale. Ecco le altre condanne: Calogero Costanza, 6 anni; Francesco Morreale, 6 anni e 2 mesi; Calogero Di Gioia, 6 anni; Gioacchino Licata, 8 anni e 8 mesi; Vincenzo Cipolla, 5 anni; Francesco Cipolla, 3 anni; Antonio Bellavia, 4 anni; Giuseppe Rizzo, 6 anni e 2 mesi; Antonino Giaccone, 5 anni; Vincenzo Piraneo, 4 anni; Vincenzo Sorce, 3 anni; e il pentito Maurizio Di Gati, un anno e quattro mesi. Le pene sono comunque ampiamente ridotte rispetto al primo grado. Proprio Di Gati, con il suo pentimento, ha fatto scattare l’operazione contro quelli che – secondo l’accusa – sarebbero stati suoi fiancheggiatori ma che poi sarebbero passati dalla parte di Falsone.

Antonio Bellavia e Francesco Cipolla ieri sera sono stati scarcerati: la riduzione della pena è stata decisa per effetto della riqualificazione del reato da associazione mafiosa a favoreggiamento aggravato; Vincenzo Cipolla e Giuseppe Rizzo, imputati di associazione mafiosa sono stati riconosciuti colpevoli solo di concorso esterno. Questi quattro imputati sono difesi dagli avvocati Giovanni Castronovo, Rosalba Di Gregorio, Raffaele Bonsignore, Franco Marasa, Giuseppe Barba e Roberto Tricoli. Nel collegio di difesa anche gli avvocati Antonino Gaziano, Angelo Nicotra, Lillo Fiorello, Daniela Posante e Nino Mormino. La Corte ha accolto in parte le loro richieste riducendo buona parte delle condanne. “Accogliamo con soddisfazione la decisione della Corte di Appello”, commenta l’avv. Giovanni Castronovo, “che, seppur confermando in parte l’originaria impostazione accusatoria, ha ridotto notevolmente i ruoli e le rispettive pene che erano stati attribuiti erroneamente dal primo Giudice. Confidiamo comunque sul fatto che la Suprema Corte possa ulterirmente accogliere le tesi difensive”.