Nello Hamel risponde al direttore

hamel_primopianoEgregio Direttore,

Ho letto il Suo editoriale e La ringrazio per gli apprezzamenti che  ha manifestato, ma non posso fare a meno di pensare che nella stesura del suo “pezzo” anche Lei abbia adottato – come quel personaggio    ampiamente    noto      e     straripante sui media –   la tecnica del sillogismo  partendo

dall’ assunto  relativo al mio “equilibrio” e alla mia “moralità” per pervenire alla “sintesi” finale  che, uno come me, con la mia storia  mite e tollerante, non può stare insieme ad un esacerbato energumeno quale Lei dice essere Antonio di Pietro.

Purtroppo non mi trova d’accordo con la sua analisi  perché la “tesi” e l’”antitesi” sono, a mio avviso, assolutamente errate e, per non attardarmi in giustificazioni che sento di non dover dare, vorrei essere didascalico ed elencarLe di seguito alcune considerazioni:

–         La mia scelta di transitare in “Italia dei Valori”  è nata dal  desiderio forte e inequivocabile di  militare in una formazione che esprimesse con chiarezza la contrapposizione ed il contrasto  alla deriva berlusconiana  del Paese e al tentativo di omologare tutte le istanze politiche e sociali in un calderone  informe fatto di pragmatismo, utilitarismo, mito del superuomo, disprezzo delle istituzioni  e del principio della divisione dei poteri  che, come afferma Montesquieu,  è la migliore garanzia per la libertà e la difesa dei diritti del cittadino.

–         Antonio Di Pietro è un  politico sanguigno, irascibile e spesso incontrollabile, manca di una diplomazia di partito nel senso antico e tradizionale  a cui io sono stato abituato, ma  posso garantirLe che crede fortemente nelle cose che dice  e che non si è mai  sognato di mettere in discussione  né le regole né i valori della nostra democrazia, né ha mai pensato che la violenza  fisica possa essere un mezzo per abbattere Berlusconi..

–         Le  frasi  pronunciate da Di Pietro, a commento dell’attentato subito dal Premier,  non        inneggiavano alla violenza, ma esprimevano un’analisi considerata dissacrante solo perché       “fuori dal coro”.

–         Posso assicurarLe che per Di Pietro l’attentato al Premier è un  episodio sconsiderato,        irrazionale,  inaccettabile ed assolutamente da condannare.

–         La violenza non ha mai  prodotto il bene ed, addirittura,  in questo caso, potrà essere usata come una sorta di amplificatore o  boomerang   proprio con la finalità di acuire il varco tra la destra  “buona e pacifica” e la sinistra “violenta  ed intollerante”

–         La  prego, tuttavia,  di ricordare che la violenza non è solo quella di uno squilibrato, sicuramente  non strumento di lotta  politica  ma vittima delle sue inquietudini

–         Esiste una violenza più subdola e pericolosa  ed  io   la trovo nelle incitazioni all’odio razziale  della lega,  nel respingimento dei migranti, nell’intolleranza e nell’ipocrisia di una schiera di servitori fedeli  del Premier che oscurano le loro coscienze  per mantenere il loro posto al sole.

Gentile Direttore, comprendo bene che  la Sua richiesta di dimissioni è una provocazione da scoop, le mie dimissioni  in questa vicenda  c’entrano come i cavoli a merenda,  e voglio pertanto  cogliere la lusinga  dei Suoi apprezzamenti rassegnandoLe con sincerità  che resto fermo e pacifico nelle mie convinzioni.

Cordialmente

NELLO HAMEL



+ L’editoriale di Lelio Castaldo
+ La risposta di Nello Hamel
+ La replica di Lelio Castaldo