L’ultimo covo di Gerlandino Messina, a caccia del Dna

180px-Gerlandino_MessinaGerlandino Messina, il numero due di Cosa Nostra Agrigentina, nascosto a Favara?

Fino a poco tempo fa sembrava impossibile. Favara era stata, del resto, la patria di Maurizio Di Gati prima e di Giuseppe Falsone poi. Aspettano la conferma ufficiale, quella scientifica, i poliziotti della squadra mobile di Agrigento, ma più valutano il materiale acquisito e posto sottosequestro in quella stanza bunker, situata dentro un garage di una palazzina a tre piani del centro urbano di Favara, e più sembrano convicersi che quei posti abbiano ospitato il superlatitante empedoclino, di cui non si hanno notizie dal 1999. La conferma scientifica dovrebbe arrivare dall’esame del Dna. Da quella stanza “invisibile” i poliziotti hanno infatti sequestrato uno spazzolino da denti e un pettine per capelli che verranno comparati con oggetti sequestrati nella casa di famiglia dell’empedoclino. Nel frattempo i poliziotti stanno analizzando la cartolina con l’immagine del Cristo venerato a Porto Empedocle e altri scritti. La cartolina, non imbucata per posta, senza nè destinatario, nè mittente recherebbe, secondo quanto ricostruito dai poliziotti, una dedica benaugurante. Immagini sacre che richiamano Realmonte sono state inoltre trovate nel covo e tracce di festeggiamenti, dello scorso 22 luglio, del trentasettesimo compleanno di Messina. ù

Ma perchè Gerlandino Messina si sarebbe rifugiato a Favara? Se lo stanno chiedendo gli investigatori che ipotizzano un interessamento del latitante verso le centinaia e centinaia di milioni di euro che sono state e verranno convogliate proprio verso quel comprensorio dove sono in corso i lavori di raddoppio della statale 640.