Ravanusa, agricoltori partiti alla volta di Roma

Agricoltori, politici ed amministratori, sono partiti stasera da Ravanusa, assieme ad una croce ed all’arciprete per la marcia su Roma. La manifestazione degli agricoltori per sensibilizzare il Governo Berlusconi e spingere il Consiglio dei ministri a dichiarare lo stato di crisi per il comparto in piena crisi. Con un pullman sono partiti altri 60, tra rappresentanti istituzionali ed agricoltori, assieme all’arciprete don Emanuele Casola, per raggiungere i 4 trattori ed un camion che si trovano già nella capitale dove è in programma il vertice della Fao. La delegazione è composta dagli assessori Angelo Monterosso, Amedeo Mosa e Lillo Gattuso, rispettivamente all’Agricoltura, Spettacoli e Bilancio, il presidente del consiglio comunale, Salvatore Grifasi ed i consiglieri comunali, Carmelo Giarrana e Mario Gattuso. In partenza da Ravanusa, sul pullman anche il consigliere provinciale del Pdl, Carmelo D’Angelo. Il sindaco Armando Savarino raggiungerà Roma domani mattina, per unirsi al corteo degli agricoltori che si concluderà davanti alla sede che ospiterà il vertice mondiale, dove si concentrerà la protesta dei produttori agricoli. Con loro ci sarà anche la croce fatta con i rami d’ulivo che sarà esposta a Roma e benedetta da padre Casola. “Dopo aver celebrato i funerali del’agricoltura – ha detto prima di partire don Nenè – non potevo esimermi dall’accompagnare questa delegazione di agricoltori a Roma. L’arcivescovo Don Franco ci ha dato la sua benedizione”. “Sarà una grande manifestazione – ha aggiunto il viticultore Giovanni Turco – per dimostrare che abbiamo bisogno d’aiuto”. L’assessore Monterosso che ha seguito passo dopo passo la vertenza degli agricoltori, ha dichiarato: “Il comparto agricolo sta vivendo una crisi profonda e soltanto il Governo nazionale può aiutare i produttori in difficoltà con la dichiarazione dello stato di crisi. L’amministrazione comunale di Ravanusa, con il sindaco Savarino, è vicina agli agricoltori ravanusani e li sta accompagnando a Roma, per far sentire alla politica nazionale il grido d’allarme”.