Raddoppio di via Empedocle, le perplessità del circolo Rabat di Legambiente.

Sono solo di alcuni giorni fa le dichiarazioni del consigliere comunale Giuseppe Arnone che definiva molto  positivo il finanziamento per il completamento dell’ampliamento e della sistemazione di via Empedocle:  “consentirà di riqualificare una delle zone storiche piu’ suggestive della citta’ e di valorizzare le porte medioevali” diceva Arnone, fiducioso del fatto che la sua opinione non potesse essere confutata da alcuno. “Non comprendo le polemiche che si sono animate da parte di alcuni colleghi consiglieri del centrodestra, che mi paiono più che altro finalizzate alla realizzazione di “dispetti” di non eccelsa qualità, ben distanti dall’interesse pubblico” aveva dichiarato.

Oggi, come un fulmine a ciel sereno, ecco piombare le dichiarazioni dei rappresentanti del circolo Rabat di Legambiente, Domenico Fontana, Gaetano  Gucciardo, Daniele Gucciardo e Claudia Casa che esprimono sul progetto forti perplessità in merito al senso e all’utilità dell’opera, “frutto – dicono – di un vecchio modo di pensare allo sviluppo della città”.

“Ci siamo opposti, con successo, diversi anni fa alla sua realizzazione e non sappiamo se il progetto di allora sia stato modificato ma ci sembra improbabile che possa essere migliorato” – dicono in una nota i  membri del Coordinamento del Circolo Rabat Legambiente.

“Tre sono le ragioni per cui esprimiamo dubbi sulla bontà dell’opera – proseguono – la prima è che raddoppi di strade e creazioni di parcheggi attraggono mezzi di circolazione in misura tale da generare intasamento. Il raddoppio della via Empedocle non sembra proprio essere stato pensato nel quadro di un governo complessivo dei flussi di traffico. Questo progetto deriva dall’idea, ormai superata, che la città debba adattarsi alla mobilità veicolare privata.

L’altra è che la nostra economia non può continuare a pretendere di sopravvivere attraverso i trasferimenti dal centro. Quando arrivano finanziamenti essi devono essere pensati come investimenti oculati per generare sviluppo locale e non come semplici “boccate d’ossigeno” per dare respiro alla asfittica economia locale. Questo è un altro tratto che tradisce il carattere superato di questo progetto.

La terza è che la realizzazione del raddoppio darebbe ulteriore seguito a quel processo di progressiva distruzione delle mura chiaramontane cominciato negli anni Venti e Trenta. Di quel pezzo di città oggi rimangono la Porta Panitteri e la Porta S. Lucia. Il “raddoppio” finirebbe col far diventare la Porta Panitteri uno spartitraffico più di quanto non lo sia adesso, e la porta S. Lucia finirebbe inevitabilmente o con ogni probabilità, sotto il tracciato della strada. Non si vede come simile intervento, generando un ulteriore incremento di traffico, possa riuscire a valorizzare la zona.

Agrigento deve puntare a potenziare la propria vocazione turistica. Per riuscirci deve prendere esempio dalle città che hanno imboccato questa via molto tempo prima di noi le quali adottano politiche che incentivano l’impiego di mezzi di trasporto a misura dei centri storici e che incentivano le attività e l’impiego dei centri storici come luoghi da visitare” concludono gli ambientalisti.