Aeroporto, giorni decisivi D’Orsi: “Non mi fido della politica”

Aereoporto“Non ho fiducia nella politica”. Se lo dicesse un cittadino qualunque non farebbe  clamore. Sì, perché la gente comune (non è una novità) è ormai rassegnata, stanca, stufa. Quasi disgustata. Non da’ più credito,  per intenderci, alle promesse fatte da chi, a vario livello, ci governa. Purtroppo, invece, queste valutazioni provengono da un rappresentante delle Istituzioni. E allora vuol dire che siamo veramente fritti. Siamo con l’acqua alla gola. Lui peli sulla lingua non ne ha. E’stato sempre e continua ad essere franco, passionale, sanguigno. Eugenio D’Orsi, alla guida dell’amministrazione provinciale, sta conducendo una battaglia dura, serrata, difficile per cercare di fare “volare” gli agrigentini. E’ uno che non molla facilmente, che nelle cose alle quali crede è pronto a sfidare chiunque. Anche i suoi stessi referenti politici, sia quelli dell’Mpa, partito a cui appartiene, sia quelli della coalizione di centro destra che lo ha eletto presidente. Ed è quello che sostanzialmente sta facendo, in questi giorni, sul terreno dell’aeroporto, una sua scommessa, un suo cavallo di battaglia che ha cavalcato dopo avere raso al suolo l’Aavt a seguito del  flop del progetto su Racalmuto. D’Orsi e la sua amministrazione, con una strategia intelligente e lungimirante, hanno seguito un percorso che, fino a qualche settimana fa, aveva prodotto risultati positivi. Coinvolgendo a monte l’Enac e la politica che conta. Un lavoro sinergico che ha portato all’individuazione del sito, quello tra Torre di Gaffe e contrada San Vincenzo, lungo la statale 115 Palma – Licata, e alla consegna all’ente nazionale per l’aviazione civile del progetto definitivo, realizzato a costo zero, sul quale, anche se informalmente, sembra che Vito Riggio abbia già dato il suo ok. E allora? Allora la palla passa alla politica. E qui, proprio qui sembra cascare l’asino. Anzi la pista aeroportuale. Sulla quale, fino a qualche mese addietro, la volontà sembrava essere scontata. Ora, invece, qualcosa forse si è bruscamente ed improvvisamente inceppato. Strano, proprio adesso che l’aspetto tecnico, quello delle autorizzazioni, sarebbe superato. O va in scena il gioco delle parti? D’Orsi comunque, che non è uno sprovveduto, che il vento stia cambiando lo ha fiutato. Da qui la decisione del presidente di giocarsi le ultime carte a sua disposizione. L’annuncio di azzerare la giunta in caso di fallimento del progetto, la richiesta di convocazione straordinaria di una seduta congiunta  a Licata dei consigli comunali e la mobilitazione della gente, delle organizzazioni sindacali, delle forze sociali e imprenditoriali e della Chiesa per una  marcia pro-aeroporto.  Un modo, insomma, per cercare di scuotere i palazzi del potere, per lanciare messaggi forti a chi in queste ore è chiamato a Roma a pronunciarsi. O come dice semplicemente lui: “per prevenire le decisioni della politica”. Per mettere, insomma, le mani avanti. Vorremmo credere, di vero cuore, che la situazione sia realmente questa. Ma se così fosse “l’offensiva” messa in campo ( mobilitazione delle istituzioni locali, dei cittadini e rimozione degli assessori) potrebbe produrre effetti collaterali negativi. Perché, come si suole dire, il coltello dalla parte del manico non ce l’ha certamente il professore D’Orsi. Oppure, ecco l’altra ipotesi sulla quale ci auguriamo di sbagliare, le sortite del  presidente della provincia potrebbero essere interpretate come ultimi, disperati tentativi per strappare da morte annunciata il progetto aeroporto in territorio agrigentino. Prima che sia troppo tardi. Prima che su questo tanto agognato sogno degli agrigentini vengano celebrate le esequie. Noi invochiamo il miracolo, a prescindere dal livello clinico della patologia.