Influenza A, boom di richieste di vaccinazione

“Oggi ci scusiamo con i cittadini. Presto le cose andranno meglio”. Ad ammettere le difficoltà organizzative dei centri di vaccinazione di Agrigento e provincia è il funzionario dell’Usl  Oliveri. Anche ieri è stata una giornata di passione nei due ambulatori del capoluogo dove si somministra il vaccino. “Sono stato dalle otto alle due e mezza in ambulatorio. E non si tratta solo di vaccinare la gente. Devo anche andare in corridoio a spiegare a tutti quelli che arrivano se possono o meno essere vaccinati e devo ascoltare anche tante lamentele. Bisogna organizzare meglio il servizio”, dice il medico che sta vaccinando gli utenti nel poliambulatorio dell’Usl di via Cannatello, al Villaggio Mosè. “Presto apriremo nuovi centri in tutta la provincia – assicura il funzionario Oliveri – Stiamo affrontando un’emergenza. C’è uno sforzo organizzativo notevole. Si tratta di nuove situazioni rispetto a quella che è l’ordinaria attività. Stiamo predisponendo interventi integrativi per rispondere adeguatamente a tutte le esigenze”. Due gli ambulatori nel capoluogo ( presso gli uffici sanitari ubicati nell’ex ospedale psichiatrico e in viale Cannatello) presi d’assalto anche da tanti anziani che non sanno però che non possono vaccinarsi se sono ultrasessantacinquenni e non hanno particolari patologie. Chi arriva nella struttura di via Cannatello deve fare la fila in piedi per ore. Ad accogliere la gente non c’è neppure un infermiere. Nascono lunghe discussioni su chi ha la precedenza. Le sedie a disposizione degli utenti sono poche. Le donne incinte che arrivano qui per vaccinarsi e gli anziani che avrebbero bisogno di una sedia, sono invece tanti. Appena entrati in ambulatorio per la puntura, ti vengono presentati due fogli. Sono due informative da firmare. Ma prima bisogna spiegare di cosa si tratta e non è sempre molto semplice. Se ci fosse un infermiere ad accogliere gli utenti, si potrebbe meglio stabilire la precedenza per l’accesso nella stanza delle vaccinazioni e si potrebbero far firmare prima le informative. Lo stesso infermiere potrebbe dare risposta alle tante domande della gente. Ma non c’è. Così il medico  è costretto a uscire dalla sua stanza e andare incontro a quanti vogliono sapere se possono o non possono vaccinarsi. Deve parlare con ciascuno, guardare le richieste, ecc. Dopo la vaccinazione ti raccomandano di stare in sala d’attesa per almeno venti minuti. “Se nel mentre hai un malore avvisaci “, ti dicono. Fuori però non pare ci sia alcuna  ambulanza che possa immediatamente condurti in ospedale in caso di necessità. “Se non mi viene l’influenza, certamente mi verrà un attacco di bile – dice la pensionata Veronica Gelardi – Aspetto da quaranta minuti, ho lasciato mia nipote dalla vicina di casa e non so neppure se potrò fare il vaccino. Ho 68 anni e mi dicono che sono fuori fascia. Mi hanno detto di aspettare il mio turno e mi daranno una risposta. Ma non potrebbero essere più precisi ? Abbiamo funzionari ed esperti ben pagati e servizi pessimi. Ci vuole un vaccino contro la mala burocrazia ”.