L’On.le Ruvolo (UDC): Fronteggiare la crisi agricola

Dopo le iniziative ed i confronti a livello locale e regionale, concertati con le organizzazioni di categoria, ed il tavolo tecnico con l’Assessore Regionale Michele Cimino, l’On.le Ruvolo, nella seduta della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, ha tuonato ed è tornato alla carica nei confronti del governo nazionale. “Pur constatando quoti-dianamente che non si può nutrire grande fiducia nei confronti dell’azione del governo nazionale sulle questioni che attengono al settore agricolo – ha sostenuto con forza il deputato agrigentino dell’UDC –  è emblematico che, nonostante sia stata affermata all’unanimità in Commissione, l’esigenza di finanziare adeguatamente il fondo di solidarietà nazionale, vi siano state solo parole e mai fatti”. “E’ deprecabile la perenne stasi di un esecutivo – ha affermato sempre durante i lavori Ruvolo – intento esclusivamente a risolvere, anche con improponibili interventi, le questioni come le quote-latte che interessano solo il Nord o ad impegnarsi sul tema delle bioenergie tanto caro alle lobby presenti nel paese, ma che certamente non costituiscono una priorità in questo momento di grande crisi”.

“Non si potrà sperare nella improcrastinabile inversione di tendenza – ha ulteriormente criticato il capo gruppo udc in Commissione Agricoltura – se non si prendono in considerazione le proposte emendative come quelle a mia firma concernenti il ripristino di uno stanziamento sottratto al Piano irriguo nazionale o principalmente quella che mira a soddisfare l’esigenza di ristorare, almeno parzialmente, le popolazioni agricole che, in ogni parte di Italia, hanno subito gravissimi danni a causa del verificarsi di eccezionali calamità naturali, dando successivamente manifestazione del proprio malessere in molteplici occasioni”. A conclusione dei lavori l’ennesimo pungolo alla maggioranza. “Invito il Governo a rivedere il proprio atteggiamento di chiusura nei confronti di quegli operatori che, ridotti in condizioni economiche difficili, sarebbero costretti a cercare ascolto con nuove e più evidenti forme di protesta, accogliendo le proposte tutt’altro che strumentali che siamo sempre pronti a confrontarle”.