Aeroporto, le ali politiche non decollano? D’Orsi mobilita la gente e le istituzioni locali

Presidente Eugenio D'OrsiUna marcia per la realizzazione dell’aeroporto nel territorio agrigentino. Ed ancora, un consiglio provinciale straordinario, da tenersi a Licata, aperto ai consigli comunali di Licata, Agrigento, Palma, Ravanusa, Campobello e Canicattì. Il presidente dell’amministrazione provinciale, Eugenio D’Orsi, chiama la popolazione agrigentina e le istituzioni alla mobilitazione. Ma la domanda, direbbe Lubrano, nasce spontanea: perchè tutto questo movimento? Se il progetto sembra essere ormai in fase di decollo. Sospinto dalle “ali” tecniche, Enac ed Enav, e da quelle della politica che conta con il ministro Alfano in cabina di comando e con il governatore della Sicilia Lombardo in cabina di regia e di erogazione, avendo appena qualche giorno fa stanziato 40 milioni di euro, provenienti dai fondi Fas, proprio per la realizzazione dell’opera. Apparentemente un allarme allora ingiustificato? O forse il coraggioso, caparbio e battagliero D’Orsi comincia a fiutare che, in fondo in fondo, la politica non sia poi così compatta, unita e convinta di dare il via libera definitivo alla realizzazione di quello che dovrebbe essere un aeroporto a dimensione regionale da collocare nella zona pianeggiante compresa tra Torre di Gaffe e contrada San Vincenzo, lungo la statale 115. Lui non lo ammette. E fa bene, per ora.  Ma quando dice,”ho organizzato queste due iniziative solo per prevenire le decisioni della politica, per mettere le mani avanti”, equivale ad una affermazione che sa tanto di grido d’allarme. Insomma nell’aria e nei cieli potrebbe esserci, per restare in tema di attualità, qualche “virus influenzale” pericoloso ed insidioso. La parola d’ordine è allora prevenzione. “Vogliamo prevenire – ribadisce D’Orsi – ed è in questa ottica che il 12 novembre ci sarà la seduta congiunta del consiglio provinciale con quelli comunali al fine di elaborare ed approvare un documento unico per dire che vogliamo l’aeroporto. Il 28 novembre, invece, ci sarà nella città dei tempi la marcia per l’aeroporto. Partiremo dal viale della Vittoria per fare capolinea davanti alla Prefettra. Li faremo un comizio pubblico per illustrare tutte le ragioni di natura sociale ed economica che stanno alla base di questa nostra legittima rivendicazione. Inviterò a partecipare, oltre ai cittadini, anche l’Arcivescovo, monsignor Francesco Montenegro, tutta la Chiesa  Agrigentina, le organizzazioni sindacali e imprenditoriali. E, ovviamente, il ministro della giustizia, Angelino Alfano, la deputazione nazionale e regionale agrigentina, i miei assessori e i consiglieri provinciali. Servono risposte concrete positive e immediate. Non ci sarà un’altra telenovela sulla vicenda aeroporto” – assicura D’Orsi che poi  avverte: “io politicamente sono frutto di un’alleanza tra il il centro destra e l’Udc. Se la politica farà morire l’aeroporto, io farò morire la politica agrigentina”.   E, intanto, le insidie non sembrano provenire solo dal mondo della politica. Ora c’è Gela che dichiara guerra a Licata, territorio che dovrebbe ospitare l’infrastruttura eroportuale. La comunità nissena sta, infatti, lavorando per rispolverare il progetto per la realizzazione, con capitali privati, di un aeroporto in contrada Ponte Olivo. Insomma sarebbe pronta a scippare il progetto ad Agrigento. Da parte sua Vito Riggio, presidente dell’Enac, è stato chiaro: “Licata esclude Gela e viceversa – conclude – non si può pensare di realizzare due scali a distanza di circa 30 km”.