Mondo gay in provincia

La giunta comunale ha voluto esprimere la propria solidarietà  ai genitori dei due ragazzi residenti ad Agrigento che a Canicattì alcuni giorni fa sono stati insultati e aggrediti all’uscita da scuola perché conosciuti come omosessuali dichiarati.

L’episodio era stato reso noto da Arcigay che conta 750 adesioni tra gli agrigentini. “Sappiamo che la realtà omosessuale maschile e femminile nella nostra provincia è consistente, ma non pensavamo che in così poco tempo cosi numerose sarebbero state le adesioni  alla nostra associazione”, dichiara Agostino De Caro, presidente provinciale della maggiore organizzazione degli omosessuali. I centri dove la loro presenza è più diffusa sono Licata, Canicattì e Sciacca, oltre che il capoluogo. “E’ ancora una presenza nascosta per paura di perdere il lavoro  e gli affetti. In particolare la realtà lesbo è meno visibile e a volte più restia a frequentare le associazioni”, precisa. In provincia sono usciti allo scoperto lo scorso anno a Licata in occasione del red party organizzato per la giornata mondiale contro l’hiv/aids. Agostino ci fa un resoconto delle attività promosse nel 2009:  “A gennaio abbiamo fatto volantinaggio per sensibilizzare l’opinione pubblica in favore della depenalizzazione dell’omosessualità nel mondo. A febbraio abbiamo proposto una mostra sul tema dell’omocausto, proiettando anche un documentario nelle scuole. Durante l’estate abbiamo organizzato due serate evento dichiaratamente gay che hanno avuto un grande riscontro e una massiccia partecipazione. Non ultima la trasmissione televisiva diretta da arcigay Agrigento per tutto lo scorso anno sociale”.

Questo attivismo però ha dato fastidio a molti.  In questi giorni  le cronache hanno registrato gravissimo atto di omofobia contro due studenti omosessuali di Agrigento che hanno subito una brutale aggressione all’uscita da una scuola media superiore di Canicattì. Ma episodi di intolleranza sono frequenti in ogni ambiente. Agostino De Caro in particolare era un seminarista e dopo avere lasciato questa esperienza contava di potere dare una mano in parrocchia come catechista, in oratorio o nel coro. “Dopo avere dichiarato apertamente la mia condizione di omosessuale mi è stato “consigliato” dai sacerdoti di  non partecipare alle attività parrocchiali. Da allora non posso neppure entrare in chiesa per partecipare alla messa domenicale senza avvertire un clima pesante di imbarazzo attorno a me. Per seguire le funzioni religiose, sono costretto ad andare in chiese di altri paesi, dove non sono conosciuto. Ho invitato l’arcivescovo Montenegro a presenziare ad un raduno dell’arcigay, ma non è venuto nessun ecclesiastico”, dichiara con un certa sofferenza.