Collegio dei Filippini, parla Di Benedetto

Giacomo Di BenedettoAl filone giudiziario, già avviato a seguito della denuncia della Sovrintendente ai beni culturali e ambientali di Agrigento, ora se ne aggiunge un altro: quello ispettivo di natura politico-istituzionale. Sul banco degli imputati le operazioni di trasferimento delle opere dalla sede del Monastero di Santo Spirito al complesso dell’ex collegio dei Filippini. A chiedere che si faccia luce e chiarezza, dal punto di vista politico, sull’intera vicenda è il deputato regionale Giacomo Di Benedetto che questa mattina ha tenuto una conferenza stampa. “Il Comune di Agrigento ha compiuto un’appropriazione indebita e arbitraria con lo spostamento delle collezioni – spiega il parlamentare del Pd – e il motivo è semplice. C’è un atto deliberativo del Consiglio comunale datato 1954 con cui queste opere si trasferivano allo Stato. Successivamente, con una serie di  DPR e  con la legge regionale n° 80 del 1977, tutte le competenze e le titolarità statali sui beni di interesse artistico, storico e archeologico sono transitate dallo Stato alla Regione e specificamente  all’Assessorato regionale ai Beni Culturali. Dunque il Comune di Agrigento non avrebbe potuto operare senza avere prima ottenuto le necessarie a appropriate autorizzazioni. L’assessore Leanza, da me interpellato – racconta Di Benedetto – mi ha detto che era stato invitato alla cerimonia di inaugurazione dello spazio espositivo solo all’ultimo momento e non aveva piena contezza di quanto accaduto. Ora sono curioso di sapere come risponderà ai miei tanti quesiti contenuti nell’interrogazione a lui indirizzata.  L’Assessorato regionale ai Beni Culturali, oltre alla tutela  e alla salvaguardia, è proprietaria di questo straordinario patrimonio culturale e artistico. E non può starsene, dunque, con le mani in mano – osserva il parlamentare regionale – se è vero come è vero,  ci sono anche le immagini su internet, che i quadri, ad esempio, sono stati esposti utilizzando cornici tarlati e luci non adeguate. Oltre a questi elementi importanti, vanno chiariti anche altri aspetti non di secondaria rilevanza.  Anche sotto l’aspetto della tanto proclamata rivitalizzazione del centro storico non è stata una iniziativa proprio in linea – sottolinea Di Benedetto –  è bene, infatti, si vengano allestiti nuovi spazi culturali, ma non se ne può chiudere uno, tra l’altro al Monastero di Santo Spirito le opere avevano una loro adeguata collocazione, dei percorsi guidati, per aprirne un altro. Occorre mettere in atto una politica culturale  seria – conclude l’onorevole Di Benedetto – se si vogliono creare, attraverso la cultura, reali condizioni per uno sviluppo e una crescita economica del nostro territorio”