Arnone fuori dal PD, le parti in Tribunale

arnone_giuseppePer le norme interne, per lo statuto Giuseppe Arnone è ormai fuori dal partito. Lo ha confermato, venerdì sera, la commissione regionale di garanzia che ha rigettato il ricorso presentato dal consigliere comunale di Agrigento contro la decisione dello stesso organismo di non concedergli la tessera. Dunque è stata ribadita, da Palermo, la sua espulsione dal partito democratico. La principale colpa di Arnone? Quella di essersi candidato, lo scorso anno, alla presidenza della Provincia regionale di Agrigento in contrapposizione al candidato ufficiale del partito. Allora partita chiusa?  Macchè, Arnone non è uno che si rassegna, che molla facilmente. Ha cosi scomodato la giustizia ordinaria per provare a rientrare nel Pd dalla finestra. Ieri mattina in tribunale l’udienza per affrontare appunto questa vicenda. Era stato convocato anche  Dario Franceschini, ma il leader nazionale  non ha risposto all’appello, non è arrivato nella città dei templi. Ha fatto pervenire solo una lettera. Ha voluto restare, insomma, fuori da questo intrigo. Si sono regolarmente presentati, invece, Arnone e la sua controparte, Emilio Messana, segretario provinciale del Pd, il quale “si dice fiducioso per l’esito della sentenza” che molto probabilmente arriverà nella giornata lunedì. In Aula anche il presidente della commissione regionale di garanzia del Pd, Umberto Riccobello, sul quale Arnone punta ora l’indice. “Questo signore, responsabile della mia estromissione, tornerà sicuramente ad Agrigento – osserva – perché lo citerò in giudizio per falsa testimonianza”. Giuseppe Arnone si ritiene, comunque, soddisfatto di come sono andate le cose in udienza questa mattina. Anche lui è fiducioso. “Penso che alla fine tutto andrà per il verso giusto.  Mi ridaranno la tessera e potrò candidarmi nelle liste per le Primarie a sostegno di Franceschini, aspetto, questo, che più preoccupa i miei oppositori interni al Pd” – conclude Arnone.