Centro Storico: Lettera dell’Arcivescovo alle Autorità e ai cittadini

centrostorico2Dopo l’evento franoso verificatosi nel messinese, con il carico drammatico di distruzione e morte, mons. Montenegro, dopo aver chiesto la preghiera per le vittime e per la gente colpita da questa immane tragedia, ha preso carta e penna e ha scritto al sottosegretario alla Protezione Civile, Guido Bertolaso, al Prefetto, Umberto Postiglione, all’Assessore Regionale ai Lavori Pubblici, Antonino Beninati,  al Sindaco  di Agrigento, Marco Zambuto, all’Assessore alla Protezione Civile del Comune di Agrigento, Renato Buscaglia, alla Soprintendente di Agrigento, Gabriella Costantino, al direttore della Protezione Civile di Agrigento, Maurizio Cimino, all’Ingegnere Capo del Genio Civile, Rino La Mendola.
A differenza della precendente lettera., questa volta mons. Montenegro ha deciso di indirizzarla, per conoscenza, ai cittadini di Agrigento. Di seguito il testo integrale della lettera.

Gent.me autorità,
so di approfittare della Vostra pazienza e del Vostro tempo, ma non posso tacere.
Quanto è successo a Messina e in Abruzzo rende sempre più urgente che si ponga la debita attenzione al problema del centro storico di Agrigento e della ormai famosa “via d’uscita”.
Busso una seconda volta, dopo il terremoto abruzzese, alle porte di Voi, gentili Autorità, per richiamare la Vostra attenzione sul grave problema, pur sapendo che da parte Vostra questa non manca, però il tempo passa veloce e non si riesce ad arrivare a nessuna conclusione. Improvvisamente e con frequenza, sconcertati, vediamo scomparire paesi interi a causa della forza della natura e degli avversi elementi atmosferici. Fa male e fa rabbia sentire, puntualmente dopo ogni disastro, che sono sciagure preannunciate e attese. Mi passano per la mente le immagini di due anni fa quando già una frana colpì il paese di Giampilieri, in provincia di Messina. Allora, la gravità e l’urgenza di interventi era condivisa da tutti. Le promesse delle istituzioni davano l’impressione che tutto, in quei territori, in poco tempo sarebbe stato sistemato. Invece, dopo due anni e nonostante alcuni segni premonitori, si piangono decine di morti! E ora si ha l’imprudenza, da parte di chi ha responsabilità di governo, di affermare che questo non è il momento delle polemiche. La vita è sacra! Ogni cittadino ha diritto alla sicurezza. Le istituzioni hanno il dovere di assicurarla. Mi chiedo: quanto tempo dovrà ancora passare, qui da noi, prima di arrivare a soluzioni condivise? Sono anni che ad Agrigento si parla di questo problema e alla richiesta di fare qualcosa di risolutivo, si risponde, da chi ha possibilità di decisione, che si sta studiando la soluzione migliore. Ma perché ci vogliono i morti per trovare subito le giuste risposte? Anche per Giampilieri e gli altri paesi vicini alluvionati, le autorità di allora promisero risposte e adesso, loro o altri, dopo il disastro e le morti, riescono a mettersi attorno ad un tavolo, a reperire fondi e a predisporre progetti di salvaguardia dell’ambiente. Ma le morti hanno un prezzo? Se ci si fosse messi attorno al tavolo dopo la prima frana si sarebbero risparmiate vite e lacrime. Su chi cade la responsabilità di questi morti, di questi disastri e di queste famiglie offese e distrutte dall’indolenza, dalla mancanza di interventi e dal cattivo uso di fondi? Dubito – anche se è facile e comodo – dare la colpa a Dio o alla natura che si riprende quanto gli uomini le hanno tolto sconsideratamente.
Vorrei tanto e prego che ad Agrigento non accadano mai eventi che facciano alzare il coro dei: “c’era da aspettarselo!” E nessuno, soprattutto chi è a servizio della comunità, avrà nel caso il diritto di dire: “lo sapevo e lo avevo detto”.
Chiedo anche al Signore che non arrivi mai il momento di dovermi rifiutare di celebrare funerali “previsti” o “preannunciati”, (ad Agrigento ci sono stati terremoti, frane …)  perché quel giorno, se mai dovesse arrivare, il mio posto – da agrigentino – sarà tra la mia, anzi scusate, tra la nostra gente a pregare, ma non me la sentirò di parlare, come sarebbe successo se fossi stato a Messina.
Cordialmente