Agricoltura: Cimino, “Regione attiva per crisi cerealicola”

“Sono state intensificate le ispezioni di partite di grano che arrivano in Sicilia da altri Paesi. Il 23 e 24 settembre scorso gli agenti del corpo forestale dell’assessorato all’Agricoltura e gli ispettori dell’assessorato alla Sanità della Regione, hanno prelevato campioni di grano duro nei comprensori di Modica (Ragusa) e Catania, trasferendoli, poi, ai centri di analisi specializzati”. A dirlo è l’assessore regionale all’Agricoltura, Michele Cimino.

I campioni prelevati a Modica (provenienti dalla Francia e dalla Grecia), sono stati consegnati all’Asca (l’unità operativa della Regione specializzata sulla certificazione in agricoltura che ha sede a Ispica, nel ragusano), e alla Cofilcarni (il consorzio accreditato al sistema nazionale per l’accreditamento dei laboratori prova, Sinal). Le analisi di laboratorio non hanno rilevato residui di fitofarmaci (micro tossine) fuori dalla soglia consentita per  legge.

I campioni prelevati, invece, dai Silos arrivati al porto di Catania dal Kazakistan e dalla Francia sono stati trasferiti all’Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente dell’assessorato Sanità, specializzata nelle analisi della radioattività. La prossima settimana ci saranno i risultati.

“I controlli della Regione – ha detto Cimino – si sono intensificati già da qualche mese. Ora, bisogna predisporre un piano sistemico e coordinato Mi farò promotore di un’azione sinergica tra tutti i soggetti preposti al controllo contro la contraffazione alimentare”.

L’assessore ha ricordato che “in Sicilia esiste una macchina già organizzata sul piano della tracciabilità del grano: c’é un progetto sulla ‘Tracciabilità del grano duro di Sicilia”, a cui aderiscono già 32 centri di stoccaggio. Si tratta di un progetto organico che traccia il grano dal campo al consumo attraverso la certificazione di qualità che indica le caratteristiche di ogni singola partita stoccata (proteine, glutine, indice di giallo). I prodotti tracciati sono molto apprezzati dalle industrie di trasformazione ma non riescono a ottenere prezzi di mercato significativi e concorrenziali rispetto ad altre partite.  Su questo fronte, sarebbe importante creare un marchio di grano  regionale”.

“Il problema è di tutto il Paese. L’attuale sistema di formazione dei prezzi tramite le borse merci delle Camere di commercio – spiega l’assessore – non premia il prodotto di qualità: il grano viene pagato allo stesso prezzo, a prescindere dalle sue caratteristiche qualitative, con un effetto deprimente sui prezzi per i produttori siciliani e nazionali. Occorre rendere obbligatoria l’indicazione dell’origine territoriale del grano tenero e duro; effettuare le analisi delle caratteristiche qualitative e sanitarie sulle produzioni importate; pubblicare i dati relativi alle importazioni per garantire la tracciabilità delle produzioni; revisionare l’attività borsistica delle Camere di Commercio; disporre di un sistema di stoccaggio differenziato per lotti omogenei di produzione in grado di  valorizzare la qualità”.

“La stesura di un Piano nazionale contro la crisi cerealicola, con un’attenzione particolare al grano duro, è una delle priorità della cabina di regia che si è formata a Bari tra le Regioni del Sud. Grazie al nostro pressing e a quello della Regione Puglia – sottolinea Cimino – la Conferenza Stato-Regioni di luglio scorso, ha esteso gli aiuti previsti dal nuovo articolo 68 dell’Health Check (che finanzia, con 99 milioni di euro, misure accoppiate e disaccoppiate) anche al grano duro”.

“Nell’ultimo periodo – ha concluso Cimino – la forbice tra i costi di produzione e prezzi all’origine dei prodotti si è ulteriormente allargata. Ma, alle richieste di aiuto che arrivano dalle organizzazioni di categoria, dagli enti territoriali e dai consorzi di produttori, il governo regionale si è subito attivato istituendo anche un tavolo tecnico permanente (che si riunirà ogni settimana) con le rappresentanze sindacali per concertare le misure anticrisi necessarie alle diverse filiere produttive”.