Agrigento. Porte medievali, interviene l’assessore comunale Biondi

L’Assessore comunale per i beni e le attività culturali e per il turismo, Settimio Biondi, con un’apposita nota rivolge un appello per l’urgente salvaguardia dei tratti superstiti delle mura della Girgenti medievale.

“In particolare sono le Porte di S. Lucia e di Mare che corrono immediato pericolo di crollo. Una stagione invernale piovosa potrebbe essere decisiva per il loro definitivo degrado. Non si escludono pericoli di rovinosi improvvisi crolli.

Non possiamo assistere inerti alla scomparsa di tali importanti testimonianze aventi peraltro valore artistico oltre che storico e documentario. Immaginiamo il futuro, se non ne invertiamo la rotta. Crollate le Porte, si farebbe un grandissimo rumore: pubblicazione di articoli, di qualche monografia, mostre fotografiche, lavori giudiziosissimi per la conservazione di qualche insignificante resto, e così via. Agrigento non può essere riconfermata città espiatoria né città di estenuanti lentezze, né infine città vocata alla sola memoria dopo la scomparsa dei suoi oggetti.

Per evitare quindi un futuro vanamente nostalgico – come è nostalgica la logorrea sulla villa “Garibaldi” e su tanti valori e monumenti oggi non più esistenti o resi irriconoscibili – è quindi necessario agire prima che le Porte medievali diventino “memoria” e ricordo e documentazione fotografica di opere scomparse.

I cittadini vedono lo stato in cui è lasciata la Porta di S. Lucia o dei Pastai, ma i cittadini non vedono né sanno che il muro meridionale del bastione di Porta di Mare e dell’attigua Porta dei Bagni smotta e va crollando pezzo a pezzo sul piano della strada ferrata.

Nel 1991 si prevedevano lavori urgenti  “nelle more di esecuzione di un intervento più approfondito previsto dal progetto di restauro delle Mura” di cui alla perizia n. 36 del 1991. All’atto del raddoppio di via Empedocle la Soprintendenza per i beni culturali ed ambientali tentò di bloccarne i lavori, ritenendo che la loro esecuzione avrebbe disturbato le opere di restauro che si accingeva a compiere. Il tentativo fu intempestivo e non accoglibile, perché la Soprintendenza non lo aveva esperito né nei giusti termini (e cioè anni prima, in fase di progetto) né nella giusta sede. Il raddoppio di via Empedocle, celermente realizzato, non ha comportato danni materiali a Porta S. Lucia, e non ha avuto nulla a che vedere con l’altra Porta. Per quanto riguarda quest’ultima, si ritiene che sarebbe da svuotarne il bastione degli sterri di riempimento, per alleggerirlo dell’enorme peso che esercitano sulle mura e dall’acqua che vi raccolgono. Dopo di che si dovrebbe restaurare il muro meridionale così liberato. Un progetto del genere rappresenterebbe la prima vera grande operazione di archeologia medievale mai tentata in città, e darebbe i seguenti risultati: salvaguardia delle emergenze, recupero conoscitivo delle strutture anche dalla parte interna, costruzione di una volta a sostegno di un giardino pensile, ottenimento di capienti vani da adibire ad attività varie, culturali o sociali, possibilità di setacciare e studiare i materiali significativi inclusi negli sferri, e così via.

Non sta tuttavia a noi prefigurare indirizzi progettuali, non ne abbiamo né la responsabilità né la competenza. Sta invece a noi il dovere, e nell’interesse della Città e dei suoi cittadini, di  segnalare con la crudezza imposta dall’urgenza lo stato attuale delle cose.”