Usura, a giudizio tre banche. Parlano le vittime

yokoAbbiamo incontrato nella loro casa al Villaggio Mosè  la giapponese Yoko Nakano e suo marito, l’agrigentino Luigi Messina. Le cronache hanno dovuto occuparsi di loro nei giorni scorsi perchè il Gip di Agrigento, Stefano Zammuto, dopo un’ attenta ed approfondita attività di indagine della Procura del Repubblica, nata da una querela dei coniugi Messina, ha emesso ordinanza di rinvio a giudizio dei vertici di tre banche che dovranno rispondere del reato di usura.  La loro vicenda ha portato alla ribalta i difficili rapporti tra le banche e i semplici utenti.

“Nel 1999 ci siamo accorti che sul nostro controcorrente bancario venivano applicati tassi di interesse e spese accessorie notevoli. Abbiamo chiesto con lettere raccomandate e attraverso i nostri legali di conoscere lo stato dei nostri conti e di chiuderli. Ma la banca non ci ha mai voluto fornire l’estratto conto, adducendo vari pretesti. Abbiamo allora dato mandato ai nostri avvocati di procedere legalmente – spiega Luigi Messina – Nello stesso tempo la banca ha anche intentato causa di pignoramento contro di noi, sostenendo che non avevamo pagato due rate di un mutuo. Cosa assolutamente falsa”. Per la vicenda dei tassi sul conto corrente è arrivato adesso il rinvio a giudizio. Sul pignoramento la giustizia si è già pronunciata definitivamente dando torto alla banca. Nonostante questi successi in tribunale, Yoko e Luigi ancora oggi vivono una sconcertante odissea. Racconta Luigi: “Intanto poco più di dieci anni fa noi avevamo messo su una ditta che vendeva macchinari per imballaggio industriale. Con il conto corrente bloccato e per la questione del pignoramento ci siamo trovati senza lavoro. La nostra fornitrice ci ha comunicato che pretendeva il pagamento anticipato dei macchinari che richiedevamo e inoltre le banche e gli stessi uffici postali ci hanno negato non solo la possibilità di chiedere un prestito, ma persino quella di aprire un conto corrente perché avevamo un pignoramento in corso”. La vicenda ha un esito doloroso: “abbiamo dovuto svendere la ditta per pagare i fornitori e non subire la vergogna del fallimento. Ci siamo ritrovati a vivere con una pensione di mio marito di soli 700 euro “, interviene Yoko. Sulla storia pesano ancora due cause civili, legate agli stessi provvedimenti giudiziari. “Paradossalmente anche se sul piano penale questi cittadini hanno ottenuto dalla Procura, quasi completamente, il dovuto riconoscimento, concretizzato anche dal rinvio a giudizio, purtroppo, sotto il profilo della giustizia civile, sulle stesse problematiche l’iter ancora non si è concluso e ciò comporta altre gravi sofferenze per questa famiglia”, precisa il loro legale Basilio Vella. “Ringrazio la Procura per le accurate indagini che oggi mi ridanno serenità e la speranza che la giustizia trionferà”, dice Luigi Messina.