Aggressione a vigile urbano, nota di Maria Grazia Brandara

brandaraSe in famiglia la violenza domestica non diminuisce, se nelle scuole i casi di bullismo aumentano, se i preti dei quartieri a rischio diventano oggetto di minacce ed aggressioni, se la stessa polizia risulta assediata quando interviene in un pub, in un ritrovo di giovani, se un vigile non può notificare una contravvenzione senza finire aggredito come è successo ad Agrigento (ultimo in ordine di tempo), vuol dire che gli anticorpi di questa nostra comunità sono stati neutralizzati o sconfitti.

Non si tratta di esprimere solidarietà , sicuramente meritata, ad ognuno delle vittime della violenza. Si tratta di capire perché tutto questo accade , cosa fare per impedire che continui questa brutalità sociale che non ha nulla a che vedere con la presenza nei nostri quartieri , nelle nostre città degli immigrati che arrivano da terre lontane nella speranza di realizzare un sogno di libertà , di pace e di benessere.

E’ stato detto che la società sana non ha bisogno di eroi ma di testimonianze viventi e di comportamenti individuali, istituzionali e collettivi che qualifichino il livello di civiltà di un popolo.

In questa nostra provincia la mafia – con le sue estorsioni , con le sue aggressioni, con le sue corruzioni, con i veleni che continuano ad uccidere i nostri giovani, la droga, i simboli negativi del potere di un uomo sull’altro – costituisce la peggiore scuola d’imbarbarimento che travolge tutto e tutti malgrado i positivi contrasti e successi di magistratura e forze dell’ordine.

Mai la sicurezza in una famiglia , in una scuola, in un luogo pubblico, dipende dalla forza della repressione -che pur ci vuole-, insieme alla certezza della pena e delle sanzioni.

Serve la prevenzione, ma in famiglia ci sono troppo tensioni:del pensionato, dei genitori che lavorano e non, dei giovani che vedono il proprio futuro senza avvenire.

In una scuola teatro, ormai, di scontri permanenti che alimentano l’insicurezza degli operatori e l’abbassamento dei livelli di formazione non solo scolastica ma sociale in senso culturale.

Sicurezza nella società senza lavoro, è una parola inutile.

Tutti siamo pieni di rabbia, d’insoddisfazione,, di speranze deluse, di presente in accettato. In un quadro nel quale tutti siamo contro tutti solo la ricerca dell’armonia e della solidarietà in famiglia , fuori da essa può costituire quella vitamina per quella sicurezza di cui si parla.

La politica torni ad essere servizio e non luogo del conflitto degli interessi individuali e di gruppo, mi verrebbe da dire di classe.

La famiglia, da sempre ammortizzatore sociale,ritrovi la sua unità e partecipi – come ha fatto il 5 agosto lungo la via Atenea per difendere il San Giovanni di Dio, il diritto alla salute,, in uno stato di sicurezza e di legalità.

La scuola avvertirà i sintomi positivi di ciò che accade nella famiglia di ogni docente e di ogni discente.

Insomma se qualcuno compie un atto di violenza su un altro, ha sicuramente torto ma quanta responsabilità appartiene , anche, ad ognuno di noi. Appunto: ognuno di noi piuttosto che dirsi solo cattolico pratichi quella dottrina cristiana che considera gli egoismi e le violenze, malattie dell’animo che vanno curate con l’amore e la solidarietà.

Ognuno impari qualcosa per potere qual cosina insegnare agli altri.

Maria Grazia Brandara