Collezione Sinatra, altro intervento della Sovrintendente

Riceviamo e pubblichiamo

Dopo avere doverosamente segnalato all’opinione pubblica i caratteri di irregolarità legale e procedurale che hanno contraddistinto la conduzione dell’evento e il cui seguito si svolgerà nelle sedi opportune, corre l’obbligo di esaminare l’accaduto dal punto di vista esclusivo del significato culturale. E allora allarma non poco e deve allarmare che si contrabbandi l’assenza di competenza e dunque di progettualità come urgenza e voglia di “fare” o di “restituire”, quest’ultimo termine decisamente abusato nel linguaggio mediatico agrigentino. Non si può spacciare come “restituzione” alla cittadinanza il frettoloso e improvvido spostamento di opere da un museo, peraltro anch’esso comunale e aperto al pubblico e segnalato in tutte le guide, verso un’altra sede espositiva cui si vuole dare immediato risalto. Le delicatissima croce dipinta medievale, per il cui spostamento ci si sarebbe dovuti affidare a personale tecnico altamente specializzato, era collocata non a caso nella così detta “sala della badessa” a Santo Spirito, ambiente magnifico e appropriato con la sua struttura architettonica di età chiaramontana, peraltro recentemente impreziosita dai restauri, curati dalla Soprintendenza, di rarissime testimonianze di pittura a fresco, anch’esse medievali.

E’ pur vero che il complesso museale di Santo Spirito appare oggi bisognoso di un piano di risistemazione e rilancio delle collezioni, ma non certo nel senso della sua  spoliazione, bensì di una adeguata valorizzazione e in tale direzione numerosi – e ponderati sul calibro dell’edificio stesso e della sua storia erano i progetti elaborati dal nostro personale tecnico-scientifico che ,del resto, ha sempre cercato l’interlocuzione e la condivisione dell’Amministrazione locale.

Ma quanto accaduto non ha precedenti. Non si è mai sentito il caso di un museo civico, e pensiamo a quelli di Palermo, Catania, Siracusa e di tutte le altre belle e ricche città d’Italia, spogliato frettolosamente per dare risalto ad un’altra sede, in assenza, lo ribadisco, di alcuna finalità se non quella di “arredare”, così come del resto pare orientata la scelta di un allestimento che prevede sofà e consolles in stile e una illuminazione dagli effetti enfatici, ma quanto mai controindicati e, questi ultimi,  nocivi per una corretta conservazione e fruizione dei dipinti, come tutti gli architetti museografi sanno.

Per non parlare di contro, dell’oltraggio ai danni della sala del Museo di Santo Spirito che ospitava dal 1997 la collezione Sinatra.

Giova ricordare che dall’epoca della chiusura del Museo Civico di piazza Municipio, la collezione giaceva nei magazzini del Comune, allora sì privandone la cittadinanza. Fu cura della Soprintendenza curarne il restauro e -ora sì – ”la restituzione”.

Pertanto, decisamente strumentale nonché mesta appare la “mozione dei sentimenti” comprensibile e legittima da parte di alcuni degli eredi Sinatra che plaudono al “rilancio” della collezione, mentre si scaglierebbero contro il “lancio”. Ai signori Sinatra, pur benevolmente comprendendo i loro rinnovati entusiasmi, ricordiamo che grazie ai restauri e alla mostra del 1997 la collezione si propose non più come insieme indistinto e soltanto numericamente rilevante di opere del Lojacono, ma bensì come collezione di dipinti curata e scelta dal Sinatra. Ciò appare evidente dal catalogo della mostra  del ’97, cui peraltro collaborò l’avvocato Sinatra che non pare di riconoscere nella emblematica foto di gruppo pubblicata sui giornali ai lati del ritratto dell’illustre Giuseppe Sinatra. Eppure, proprio l’avvocato Sinatra in occasione della mostra del ’97 partecipò con una documentata testimonianza sullo zio mecenate così da completare la ricostruzione di un’epoca e di una vicenda personale che ha consentito di rivalutare il ruolo del Sinatra “appassionato mecenate”, arricchendolo di inediti risvolti che ne hanno evidenziato il protagonismo nel suggerire nuovi spunti per la scelta dei soggetti paesaggistici, nell’introdurre il medium della fotografia, come stimolo alla resa pittorica.

Spiacevole dunque e non rispettoso di loro e della memoria del loro avo, chiamare i signori Sinatra a scegliere e a schierarsi a favore di una intempestiva e riduttiva esposizione da contrapporre all’evento culturale e scientifico che alla raccolta e al loro avo aveva già restituito la meritata dignità.

G. Costantino