Immigrazione, Cantone chiede incontro con Maroni

CANTONeSettimio Cantone, assessore all’immigrazione alla Provincia Regionale di Agrigento ha chiesto un incontro con il Ministro Maroni.

“Identificare e rimpatriare sono provvedimenti che cozzano contro la cultura dell’accoglienza che da sempre ci caratterizza e che fa parte della nostra storia – ha detto l’assessore provinciale all’immigrazione Settimio Cantone -. Agrigento e la Sicilia sono terre di accoglienza e la storia lo insegna, non possiamo limitarci a rifocillare e rispedire a casa gente che viene da noi in cerca di una nuova vita e di speranza”. Fa riferimento agli immigrati che rischiano la pelle in viaggi della speranza in cerca di un mondo diverso capace di accogliere e di dare nuove opportunità.

“Sono persone che fuggono da situazioni disperate, guerre, persecuzioni, povertà – aggiunge Cantone – noi dobbiamo metterli in condizione  di poter credere con fiducia in una nuova vita”.

L’Ente presieduto da Eugenio D’orsi, ha chiesto un incontro con il Ministro Maroni, per discutere sulle nuove soluzioni da intraprendere, per concertare delle politiche che rendano Agrigento concretamente in condizione di intraprendere una nuova linea.

“Agrigento è stanca della superficialità con cui viene affrontato il fenomeno dell’immigrazione – ha aggiunto Cantone – da troppi anni le nostre coste sono protagoniste  di  flussi di sbarchi e di tragedie del mare.  Noi non possiamo limitarci a essere terra di frontiera, possiamo e dobbiamo dare a questa gente la possibilità di restare nella nostra terra. Loro sono una  risorsa e non un problema”.

L’assessore sta pensando di creare corsi per migliorare le qualità professionali degli immigrati per avvicinarli al mondo del lavoro.

“E’ stato dimostrato da uno studio recente – conclude l’assessore provinciale – che gli immigrati non sono in concorrenza con gli italiani per i posti di lavoro, ma costituiscono una forza lavoro importante. A mio avviso – conclude Settimio Cantone – Agrigento non deve limitarsi a terra di frontiera ma può diventare città dell’integrazione, come testimoniano i tanti extracomunitari che da almeno quattro generazioni vivono nella città dei templi”.