Don Carmelo Petrone risponde a Elio Di Bella

carmelo_petroneA proposito della nota di Elio Di Bella “Quando i vescovi non mi piacciono”

Caro Elio non vogliono prendere le difese di nessuno ne tanto meno dei vescovi, desidero solo elencare alcuni fatti e fare qualche commento al tuo articolo.

1. Circa l’incipit del tuo articolo (la presenza dei vescovi nei CPT ). I vescovi, come qualsiasi altra persona, non possono entrare liberamente dei CPT (salvo permessi particolari) ne tanto meno andare a celebrare messe per immigrati che per il 95% sono di religione musulmana. Ma, caro Elio, anche se ogni tanto si concede ai vescovi di entrare in un CPT, nessuno se ne accorge ( d’altronde non è per questioni di visibilità che si va nei CPT) così come nessuno si accorge delle forme altre di presenza nei CPT, per mandato dei vescovi, che preti e laici svolgono regolarmente. Ti cito un caso a noi vicino: hai mai sentito parlare, o letto sulle cronache della presenza regolare e del servizio agli immigrati che, a Lampedusa, rendono il parroco, don Nastasi, ed in particolare il vice parroco, padre Vincent (di origine africana) quest’ultimo mandato a Lampedusa per espresso desiderio dell’Arcivescovo e del servizio di ascolto e presenza che rendevano quando nel CPT ora CIE vi erano rinchiusi i migranti? Così come non ho letto nulla (o quasi – se non per aspetti marginali) sulla stampa locale, e mi dispiace che a te sia sfuggito, della sessione straordinaria della Presidenza di Caritas Italiana, che per espresso desiderio di mons. Montenegro (già presidente nazionale di Caritas Italiana), nel marzo scorso, dopo i fatti verificatisi nel Cpt di Lampedusa (ora CIE) si è tenuta a Lampedusa. E non ho letto nulla della visita che 4 vescovi (tra cui il presidente di Caritas Italiana, l’Arcivescovo di Palermo oltre a mons. Montenegro) e dei direttori delle Caritas delle diocesi d’Italia hanno fatto, dopo avere ottenuto i permessi necessari, al CIE di Lampedusa. Ti garantisco, perché presente, che non sono mancate ai rappresentanti del Ministero degli Interni critiche sul metodo del CIE, così come in un pubblico convegno tenutosi l’indomani sempre a Lampedusa è stata denunciata la sistematica violazione dei diritti umani fondamentali nei centri ed è stato criticato duramente, da parte degli oltre 120 direttori delle Caritas Diocesane Italiane (che parlano e agiscono per conto dei loro vescovi), il disegno di Legge (oggi legge); ma anche di questo nulla sulla stampa locale. Se hai voglia e tempo puoi leggere i resoconti su Avvenire, Zenit, Misna, Agensir, Asianews, Sat2000, Radio Vaticana, Osservatore Romano… dov’erano i giornalisti delle altre testate? Oppure caro Elio hai letto da qualche parte che una delle prossime sessioni della CESi (Conferenza Episcopale Siciliana) si terrà, sempre per espresso desiderio dell’Arcivescovo Montenegro, proprio a Lampedusa? Mons. Montenegro dall’inizio del suo mandato ad Agrigento, un anno e due mesi, si è recato tre volte nei CPT (CIE – Loran) di Lampedusa, prova a chiedere ai nostri parlamentari quante volte hanno visitato (se lo hanno fatto) i Centri di Lampedusa.
2. Non è vero che non si è protestato e che non si protesta per i respingimenti. Non sono stati forse i padri Comboniani unitamente alla Caritas, alla Migrantes e ad altre associazioni agrigentine (cattoliche e laiche) che hanno promosso ultimamente due manifestazioni “Io non respingo” e “il permesso di soggiorno in nome di Dio” ad Agrigento? La Caritas e la Migrantes, per il settore di loro competenza, non hanno forse il mandato di operare e parlare per nome e per conto della Chiesa agrigentina e del vescovo? E poi, caro Elio, hai dimenticato il discorso del Venerdì Santo (notte) o l’omelia in occasione della festa di San Calogero da parte di don Franco? Ma tanti altri sono stati gli interventi di mons. Montenegro sulla stampa, regionale e nazionale, in occasione di convegni e di video conferenze in tal senso (l’ultima in ordine di tempo il 13 agosto ai delegati delle Caritas Italiane riuniti a Firenze per un convegno).
3. La Chiesa certamente prega anche per le vittime del mare e offre alla riflessione dei cristiani e non solo anche documenti e prospettive di soluzioni, e lo fa in modo particolare, ma tante altre sono le iniziative su questo fronte, ogni anno per la Giornata mondiale dei migranti o in occasione di quella del Rifugiato. I messaggi dei Papa e dei vescovi sono ricchi di spunti ma anche di denuncie con la violazione della dignità umana. Ma chi ne parla? Certo fa più rumore se un vescovo o il Papa parla del preservativo che del fenomeno dell’immigrazione come “segno dei tempi” per la società occidentale. In questo un serio esame di coscienza dovremmo farlo anche quanti operiamo nel mondo della comunicazione.
4. Certamente, come tu dici, si potrebbe fare di più, senza dimenticare che non è compito della Chiesa il sostituirsi alle Istituzioni: gli enti ecclesiastici non possono continuare a sopperire alle mancanze del Welfare. Però caro Elio a ben pensarci, è proprio la Chiesa, grazie all’impegno fisico ed economico di uomini e donne di buona volontà e di cuore grande, che attualmente fa fronte in gran parte alle emergenze caritative: per non andare lontano penso alla Mensa della Solidarietà che ogni giorno sfama centinaia di persone, alla Mensa serale della Caritas, all’Accoglienza degli Immigrati, all’assistenza ai bisognosi che ogni giorno bussano alle porte delle parrocchie.
5. Tutto questo non è promozione culturale non è difesa dei diritti dell’uomo? Anche in questo, e ne chiediamo scusa, ci siamo sostituiti agli Enti pubblici che avrebbero il compito di promuovere la cultura.
6. Anche l’altro punto che tu evidenzi, circa la restrizione dei matrimoni degli extracomunitari ti invito a leggere i “Dossier Immigrazione 2008” che contiene un ampio capitolo critico sul disegno di legge (quando fu stampato era solo un disegno di legge ora legge) dove si stigmatizzava il fatto che tu rilevi e si andava oltre chiedendo di tutelare i figli degli immigrati irregolari che in caso di applicazione restrittiva (si fa riferimento alla prima bozza della legge) rischiava di impedire la registrazione alla nascita dei figli di cittadini stranieri irregolari soggetti all’esibizione di un documento di soggiorno.
7. Un altro dato che voglio offrire alla tua riflessione è dato dall’eco che ho delle altre realtà diocesane non solo siciliane ma nazionali. Presso la redazione de “L’Amico del popolo”, ogni settimana arrivano oltre cento settimanali diocesani di tutt’Italia (tra noi vige la regola del cambio, io mando il mio e in cambio ricevo il loro). Ebbene, sai bene che l’editore di un giornale diocesano aderente alla FISC (Fererazione dei Settimanali Cattolici – sono 187 i settimanali che aderiscono alla FISC! Per un totale di un milione e 200 mila copie a settimana) nella stragrande maggioranza è il vescovo diocesano (e quindi questi strumenti possono dirsi oltre che voce delle gente anche voce della Chiesa locale che vive in un territorio preciso) ebbene posso garantirti che non c’è stato settimanale cattolico che non ha espresso preoccupazioni e critiche al pacchetto sicurezza.
8. Che dire del resto del tuo articolo? Ogni affermazione merita un discorso a se. Motivi di spazio e di tempo non mi consentono di dilungarmi. Sembra da quanto scrivi che la Chiesa imponga i suoi valori! Io ritengo semplicemente che in un momento storico come quello che stiamo vivendo essa non ha taciuto. La Chiesa ha sempre parlato e continuerà a farlo. Centro può piacere come no. Qualche volta ha pure sbagliato e di questo ha chiesto scusa. Così come piacere oppure no, il silenzio e l’assenza dei professori (che dalla scuola tirano fuori la fonte del loro sostentamento) dinnanzi alle situazioni che tu elencavi.
9. Quello che affermi sul caso della ru486 e sull’aborto mi preme sottolineare solo una cosa, la difesa del diritto alla vita, non è caro Elio, una questione di carattere confessionale, ma una questione di etica naturale, comune a tutti gli uomini. E’ troppo riduttivo poter dire che ciascuno potrebbe comportarsi come meglio creda. Non sarebbe questa posizione un meschino “lavarsi le mani”? Invece, promuovere e difendere la vita è un valore sociale; comporta il prendersi cura degli altri, soprattutto se si tratta di persone deboli. In queste situazioni qual è la forza umana della Chiesa? Solo quella della parola: si appella a quanto Dio ha inscritto nel cuore dell’uomo e al buon senso di tutti. Tutti possono accedere a quanto la Chiesa indica. Se dicesse cose sbagliate o fuori dalla storia, neanche verrebbe presa in considerazione. In realtà, dice cose che sono, talvolta, faticose, ma vere. Cose che fanno riflettere e inducono molti a fare scelte coerenti. Usa la forza della ragione e con la fede indica panorami superiori, che danno un senso a questa vita. La Chiesa, dunque, parla ma non impone. Di contro fa paura invece, per esempio nel caso della ru486, che tu liquidi in modo frettoloso e sbrigativo, il silenzio per esempio sul dossier (anche da parte dell’Aifa) dettagliato sulla pillola abortiva che era stato inviato al ministero della Salute dall’azienda produttrice della Ru486, la francese Exelgyn (non da fonti esterne), e da questo «girato» per competenza all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) per una valutazione tecnico-scientifica. Nel dossier per la prima volta si ammettevano 29 morti dall’uso della pillola abortiva. E dinnanzi a questi 29 morti (accertati) è difficile credere, caro Elio, che la Ru486 sia solo un’altra soluzione per abortire rispetto all’intervento chirurgico.
Mi piace concludere con l’invito finale che fai ai Vescovi ed in particolare al Vescovo di Agrigento “ad essere più incisivo nell’attuale momento storico e di richiamare i cattolici agrigentini a muoversi perché in Italia in particolare c’è molto bisogno che oggi i cattolici scendano in campo per la difesa dei diritti dell’uomo”.
Domanda: tutto quanto elenchi e che non ti piace dei vescovi, non è per la difesa dei diritti dell’uomo, anche del più indifeso? La dittatura della maggioranza è sempre in agguato.
Ciao con immutata stima ed affetto. Carmelo Petrone