Rabbia e lacrime in Provveditorato

proteste_ata4Rabbia e lacrime in Provveditorato.Rabbia contro un governo che fa pagare la crisi ai lavoratori meno garantiti. Lacrime per le incertezze di un futuro che potrebbe avere come possibilità solo l’emigrazione in terre più generose.
Oltre un centinaio lavoratori della scuola, personale Ata, con decenni di precariato, hanno occupato simbolicamente stamani l’aula magna del provveditorato di Agrigento. Sembra ormai certo che la scure del ministro Gelmini si è abbattuta pesantemente su questa categoria di lavoratori precari. Cento ottanta lavoratori Ata in forza sino allo scorso anno nelle scuole agrigentine non riprenderanno il servizio nel prossimo anno scolastico. Nella provincia di Agrigento i tagli in organico di diritto del personale Ata sono infatti 135 e bisogna aggiungerne altri 45 in organico di fatto. Pesantemente colpita è anche la classe docente: 138 sono i posti tagliati nella scuola primaria, 184 quelli nella scuola di primo grado e 131 quelli nella scuola secondaria. Si sono volatilizzati di fatto nella nostra provincia 633 unità. Molto grave è anche la situazione per i posti di sostegno, con 90 posti in meno. Diritto allo studio negato quindi alle ragazze e ai ragazzi disabili. Un colpo mortale per il sistema educativo di una terra dove ancora alta è la dispersione scolastica, numerosi gli abbandoni. Con una edilizia scolastica da terzo mondo e in molti casi con strutture scolastiche senza palestre, laboratori, riscaldamenti. Così lo Stato abbandona uno dei settori vitali per la crescita umana e civile della nostra realtà locale.
Molti di questi lavoratori stamani raccontavano ai cronisti, anche con le lacrime agli occhi,  le mortificazioni che hanno vissuto in questi anni: le poche settimane di lavoro, i frequenti cambiamenti di sede, i lunghi viaggi per raggiungere la scuola in cui si è in servizio, le promosse dei politici, le speranze e le illusioni, di una categoria, quella del personale Ata che in provincia di Agrigento non ha avuto alcun riconoscimento per il ruolo svolto. E comunque per molti anche una condizione così precaria e penosa costituiva un’ancora di salvezza, ha assicurato a molte famiglie un reddito con cui riuscire ad andare avanti. Ha evitao ciò che adesso sembra alle porte: l’emigrazione. Da settembre molti saranno senza stipendio. Si tratta di famiglie che a stento arrivano alla fine del mese, con mutui da pagare e figli all’università da mantenere. Per tutti loro non ci sono gli ammortizzatori sociali (una grave carenza questa, dovuta allo scarso impegno dei sindacati in tal senso):  c’è solo lo spettro della disoccupazione. Tutto ciò mentre sulle prime pagine dei giornali la scuola fa notizia per i crediti formativi dell’ora di religione, piuttosto che per l’ecatombe dei tagli al personale: 42100 docenti, 15000 non docenti; in Sicilia 5618 docenti (pari al 15% dei tagli complessivi), 1500 unità di personale non docente (pari al 10% del totale nazionale)
Le organizzazioni sindacali Flc Cgil, la Cisl scuola, laUil scuola “ritengono sia necessario istituire  un tavolo provinciale permanente che segua con grave attenzione tutti i provvedimenti legislativi in materia di istruzione e formazione per vigilare e difendere un sistema d’istruzione che è e deve rimanere pubblico e che necessita non di interventi punitivi e di ridimensionamento ma di un forte investimento di risorse umane ed economiche in direzione di un unico obiettivo: assicurare alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi l’opportunità di una scuola pubblica efficiente ed efficace che offra a tutti, nessuno escluso, pari opportunità formative, al di la delle appartenenze sociali”.

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