Legambiente: “Sia garantita la fruizione dell’ospedale alla collettività agrigentina”

“La corsa contro il tempo avviata dal capo della protezione civile nazionale Guido Bertolaso per provare ad evitare lo sgombero dell’ospedale S. Giovanni di Dio non deve far perdere di vista l’obiettivo prioritario di fondo di questa delicatissima partita, che rimane uno ed uno solo: garantire alla collettività agrigentina il mantenimento in funzione della struttura di cura nel comune capoluogo”.
È questo ciò che dichiarano per Legambiente il presidente regionale Mimmo Fontana e la dirigente agrigentina dell’associazione ambientalista Claudia Casa a commento della decisione assunta dal Governo Berlusconi di far scendere in campo, appunto, la Protezione Civile Nazionale chiedendo alla Magistratura di affidare a Guido Bertolaso la custodia della struttura ospedaliera di Contrada Consolida con il dichiarato compito di approfondire le verifiche tecniche fin qui effettuate dai periti su mandato della Procura di Agrigento ed offrire al vaglio della Magistratura eventuali nuovi elementi in grado di modificare le decisioni prese.
“Abbiamo colto nelle parole di Bertolaso, come pure in quelle del ministro Alfano e dello stesso Assessore regionale alla Sanità Massimo Russo, la volontà di procedere avendo grande rispetto e tenendo nel dovuto conto ciò che è già emerso dall’inchiesta giudiziaria, e quindi non certo per svilire il coraggioso lavoro svolto degli Organi inquirenti ma esclusivamente per verificare se, sotto un profilo squisitamente tecnico, esistano i presupposti e le condizioni per evitare la chiusura del S. Giovanni di Dio” affermano i due esponenti di Legambiente, convinti anch’essi che vada esperito ogni tentativo per mantenere in funzione l’importante struttura ma che, al contempo, ci si debba attrezzare per affrontare l’eventualità affatto remota di una sua chiusura. “Il perseguimento di un piano A che, in caso di verifiche tecniche con esito positivo, si sostanzierebbe di fatto nel mantenimento del presidio ospedaliero all’interno di una parte della struttura di Contrada Consolida, non deve in alcun modo rinviare la predisposizione di un piano B al quale fare immediatamente ricorso qualora, invece, gli approfondimenti tecnici confermassero in toto la pericolosità di quella struttura imponendone un pronto svuotamento”, continuano Fontana e Casa.
Per Legambiente, quindi, l’entrata in scena della Protezione Civile Nazionale non comporta automaticamente che l’Ospedale S. Giovanni di Dio rimarrà nella sua attuale sede, come qualcuno con troppa faciloneria si è avventurato a sostenere, perché se l’indispensabile verifica sismica che si dovrebbe approntare al più presto confermasse i rischi paventati dalla Magistratura, saremmo in presenza di una struttura molto pericolosa per l’utenza e per i lavoratori. In tale malaugurato caso per Casa e Fontana deve essere immediatamente pronta una “soluzione tampone”, cioè un “piano B” in grado di tutelare il sacrosanto diritto degli agrigentini ad un ospedale senza ricorrere ad ipotesi di smembramento della struttura di cura: “Parallelamente e contemporaneamente alle verifiche sulla struttura incriminata, tenuto peraltro conto che un suo eventuale consolidamento richiederebbe necessariamente tempi lunghi ed investimenti ingentissimi – affermano i due ambientalisti – appare utile studiare nei dettagli l’ipotesi di un trasferimento nel vecchio ospedale. Con i poteri straordinari attribuiti alla Protezione Civile Nazionale sarebbe possibile effettuare una rapidissima verifica e un eventuale adeguamento sismico dei locali di via Giovanni XXIII per poi trasferirvi ammalati, macchinari e attrezzature”.

Legambiente auspica infine che l’accertamento dei gravissimi reati ipotizzati avvenga nel più breve tempo possibile, a prescindere dal fatto che gli eventuali processi possano concludersi con la prescrizione che in atto, peraltro, non interesserebbe i più gravi reati contestati di truffa aggravata e disastro doloso.
“La rilevanza sociale e la gravità di un caso dolorosamente emblematico come questo, nel quale l’accusa prefigura un contesto di scellerate e continuate azioni delittuose, aventi come unico fine il conseguimento di un ulteriore ed illecito profitto economico, in spregio della sicurezza e dell’incolumità dei cittadini, impone l’esercizio del diritto alla verità” concludono Fontana e Casa.