SGD, caos disorganizzato

ospedale_protesteErano presenti più carabinieri ed agenti della Digos che pazienti al San Giovanni di Dio questa mattina.
Il tutto per tentare di riportare alla calma una situazione che poteva effettivamente degenerare in qualcosa di più che semplici spintoni e paroloni.
Sul piede di guerra i sindacati dei medici e dei lavoratori, tenuti fuori da una riunione urgente convocata dal commissario straordinario Leto, che rivendicano con forza il loro diritto di scegliere, “in caso di terremoto, sotto quale ospedale morire”.
Proprio così, un sindacalista gridava in questo modo nei corridoi del nosocomio che tra circa 25 giorni dovrà essere sgomberato, salvo eventuali diverse decisioni del tribunale della libertà a cui i legali si sono rivolti.
Cartelloni che recano accuse e proteste sono stati affissi dal personale medico e paramedico sulle vetrate all’ingresso dell’ospedale con messaggi chiari ed inequivocabili rivolti a deputati e politici.
La tensione cresce di ora in ora, tutto si fa tranne che curare i pazienti.
“Se hanno deciso di chiudere questo ospedale – ci ha detto un sindacalista – è giusto che si controllino anche le altre strutture ospedaliere in cui tutto il personale sarà trasferito perché se anche quelle strutture non dovessero essere conformi alle leggi antisismiche, allora preferisco morire schiacciato sotto questo tetto quando arriverà il terremoto”.
Un terremoto che, se dovesse arrivare (tocchiamo ferro), probabilmente di Agrigento risparmierebbe solamente il San Giovanni Di Dio e raderebbe al suolo tutto il resto. E allora? Chiudiamo la città?
Intanto si lavora per trovare le soluzioni più rapide alla tragedia che la città si appresta ad affrontare nella più totale tranquillità ed indifferenza degli agrigentini.
L’unica soluzione al momento percorribile sembrerebbe la realizzazione di ospedali da campo prefabbricati nei pressi del SGD.
Non si tratta di una tendopoli, sia chiaro, ma di strutture rigide che entro trenta giorni potrebbero già essere fruibili.
Ecco perché si sta chiedendo a tutta forza il mese di proroga.
Questa è la soluzione che Bertolaso potrebbe portare in città per evitare che gli agrigentini e gli abitanti dei paesi dell’hinterland possano subire il colpo di grazia.
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