Rabbia, tanta rabbia, vorrei scrivere 640 volte la parola rabbia. – Nota del Direttore –

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Nell’ultima settimana i fatti più importanti che abbiamo messo in “Primo Piano” sul nostro giornale online, sono terribilmente piegati al destino che ha voluto altri morti sulla strada della morte, la S.S. 640. Su cinque notizie importanti, tre gridano di altrettante vite spezzate, negli ormai rituali incidenti, che si verificano in quel tratto di strada statale nel quale sempre in mezzo figura quel maledetto tris “6 4 e 0”.

Maurilio, ragazzo solare, pieno di vita, sempre con il sorriso stampato sulle labbra, con una voglia estrema di vita è soltanto l’ultimo. Lui insieme ad altre persone, centinaia di persone, è finito nelle fauci di questa strada, di cui si parla da decenni e per la quale nessuno ha mai mosso un dito.

Soltanto una settimana fa, dopo incidenti, morti e famiglie distrutte, sono iniziati i lavori per il raddoppio della carreggiata. Ma, come in un appuntamento con il destino, tragico ed inesorabile, nella settimana in cui sono iniziati i lavori, i morti sono aumentati terribilmente.

Tanti nomi, tante facce, lamiere, catorci e il destino crudele ripiomba, come ama fare, proprio nel momento in cui si dice: “Forse stavolta è il momento giusto, forse tra poco tutto finirà”.

E invece lui, il destino amaro e crudele, colpisce proprio quando cominci a tirare un respiro di sollievo; forse come punizione nei confronti di chi non ha mai voluto muovere un dito, di chi ha sempre promesso e mai mantenuto. Una punizione, questa, che uccide giovani, grandi e piccoli che di nessuna colpa si sono macchiati. Hanno avuto solo il “torto” di essere vittime non soltanto della strada ma di chi, su tutto ciò, forse ci ha anche guadagnato.

Voti.

Nota del Direttore.

C’è solo da vergognarsi. Ho letto e amaramente pubblicato alcuni commenti che lasciano davvero di stucco chi ha la sfortuna di leggerli.

Alcuni lettori, e questo mi dispiace molto, stanno tentando di depistare quella che ormai è diventata una vergogna nazionale. La ss. 640 e la ss. 189 sono da sempre considerate le strade della morte e mai nessuno, e sottolineamo nessuno, ha rilevato la necessità di distruggere quelle due strade e rifarne altre più umane.

Cercare di puntare il dito a tutti i costi contro il povero Maurilio lo trovo ignobile e meschino, sottacendo il fatto che la ss 640 è un vero e proprio cimitero ad una corsia.

E’ notizia di ieri che il Governo ha finanziato la realizzazione di una nuova strada, la cosidetta Milano-Bergamo-Brescia. In effetti, quattro corsie erano poche: facciamone altre quattro! Del resto stiamo parlando del tratto stradale dove si sviluppa l’economia italiana, la famosa “Serenissima” Torino-Venezia. Se dalle nostre parti la gente continua a morire in strade maledette e assassine, cosa importa? Cosa importa se è da 30 anni che aspettiamo una strada più umana? Tanto noi pecoroni siamo abituati non solo ad aspettare ma anche a morire. Difendere la ss 640 lo considero uno scriteriato atto demagogico, impreciso e poco onesto (conoscendo la pericolosità di quella strada).

Vergogna, vergogna e ancora vergogna.

Certo nessuno ha il diritto di andare a velocità supersonica in tratti di strada davvero schifosi, ma qualcuno dei nostri lettori può davvero pensare che Maurilio e il suo passeggero potessero andare ad alta velocità con uno scooter?

Le indagini stanno facendo piena luce su quanto è accaduto ieri pomeriggio alle 14; ai signori che invitano gli automobilisti alla prudenza (meno male che ci sono loro…perchè noi invece istighiamo a correre come i matti…) suggeriamo di aspettare il responso delle indagini. Da una primissima analisi sembrerebbe che l’auto guidata dalla donna stava per entrare in una strada interpoderale, tagliando di netto un rettilineo e per di più svoltando a sinistra. Pur essendo questa una manovra azzardata e pericolosissima in quel tratto di strada la linea continua del divieto di sorpasso viene interrotta per pochi metri dalle striscie discontinue proprio per consentire la scellerata svolta.

Non facciamo morire ancora una volta il povero Maurilio e smettiamola di fare demagogia bella e buona.

Lelio Castaldo