Ieri sera, quasi notte, mi sono seduta sul balconcino della mia casa, un piccolo balconcino pieno di fiori, il mio angolo di foresta amazzonica, e mi sono riletta per la millesima (forse più) volta Ciaula scopre la luna.
Quella luna grande, placida come un luminoso oceano di silenzio mi commuove sempre nel senso letterale cioè mi metto a piangere.
E’ stato il mio personale omaggio a Luigi Pirandello.
Che dire del mancato ricordo della Sua città.
Non mi meraviglia.
Ricordare è atto di intelligenza e speranza nel futuro.
Noi agrigentini, da tempo, siamo diventati stupidi e abbiamo barattato il nostro futuro con un mediocre eterno presente.
Questo eterno presente ci garantisce l’immortalità.
Dunque a che serve ricordare?
E poi proprio Pirandello.
Pirandello che insinua dubbi, mina certezze, diffida della verità, denuncia orrori familiari e sociali, scopre piaghe purulente.
Pirandello che contraddice e si contraddice.
Meglio dimenticarlo.
Meglio far finta di non ricordare.
Il suo ricordo potrebbe minare il nostro ebete eterno presente.
LIA ROCCO
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