Molte Pmi sono presenti nel mercato elettronico, si tratta di una realtà ormai consolidata e che dà segnali di ulteriore crescita per il futuro, tanto che l’AICEL (Associazione Italiana Commercio Elettronico) ha istituito il premio “Fiducia nell’e.commerce”, per dare un riconoscimento a tutte quelle realtà che si sono distinte per avere sviluppato fiducia nel mercato di questo nuovo strumento. Il presidente dell’AICELL, Andrea Spedale, infatti, ha precisato che “(…)si tratta di un importante riconoscimento, finalizzato a dare visibilità a quelle aziende che si sono particolarmente impegnate, lavorando correttamente nel settore, e che sono riuscite ad individuare metodi innovativi per avvicinare la clientela e fare scegliere l’acquisto on line”.
Secondo i dati del registro delle imprese della Camera di commercio di Milano e dei dati Istat, il numero delle imprese attive in Italia nel settore del commercio elettronico è cresciuto nel 2008 del 34% rispetto all’anno precedente. Il dato diventa ancora più rilevante se si considera che il 71% delle nuove imprese sono di tipo individuale.
Limiti allo sviluppo dell’e.business è dato dalla carenza legislativa, in quanto il Parlamento non riesce a tenere il passo di crescita del settore, ma un ulteriore problema è dato dal fatto che ad accedere ad internet giornalmente in Italia sono solo il 22%, contro il 51% della media europea.
La svolta del commercio elettronico, negli ultimi anni, è la crescente di un maggiore rapporto con la “fisicità”, cioè la nascita dei drop off shop dove il cliente si può recare fisicamente a ritirare il prodotto, in una logica di multicanalità. È il caso, ad esempio, di E-bay, tutto ciò per istaurare con il cliente non semplicemente un rapporto on line, ma anche di contatto diretto e tradizionale.
Come una piccola impresa può trarre vantaggio dal commercio elettronico? La risposta sta nella maggiore potenzialità di “contattare” clienti che non potrebbero essere raggiunti in altro modo, almeno per una Pmi.
Gli ultimi sviluppi legislativi si riferiscono al DDL n° 1447 presentato nel marzo scorso in cui si propone la modifica dell’articolo 1341 del codice civile sulle condizioni generali di contratto, prevedendo non più necessariamente la forma scritta delle clausole contrattuali, ma anche altre forme “ovvero con modalità tecniche di manifestazione specifica del consenso diverse dalla forma scritta e o dalla sottoscrizione, che garantiscano i requisiti” minimi di conoscenza per la controparte.
Scritto da Antonio Marchetta | 27 mag 2009 - 08:55RIPRODUZIONE RISERVATA


