Per il procuratore generale di Palermo l’ex sindaco ed ex senatore Calogero Sodano non andava condannato. Il rappresentante della pubblica accusa ha chiesto l’assoluzione dalle accuse di falso in atto pubblico e induzione al falso. Stessa conclusione per l’avvocato difensore Daniela Posante. Per queste imputazioni, in primo grado, il giudice monocratico di Agrigento Silvia Franzoso gli ha inflitto una condanna a nove mesi di reclusione. La vicenda scaturisce da una verifica elettorale effettuata in occasione delle elezioni regionali del 2006. L’ex sindaco era inserito nella “lista del presidente-Aquilone”. Secondo l’accusa non avrebbe potuto candidarsi in quanto ha riportato una condanna definitiva a un anno e sei mesi per abuso di ufficio. L’imputazione scaturisce proprio da un’autocertificazione in cui avrebbe dichiarato di non avere subito condanne «ai sensi della legge 19 marzo del 90», vale a dire quella disposizione che elenca le cause di ineleggibilità. E fra queste c’era proprio l’abuso. Secondo il pg, la dichiarazione sarebbe stata fatta in buona fede perchè Sodano riteneva che servissero gli stessi requisiti per la candidatura al Senato in cui era stato candidato ed eletto.
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